Rafforzare il coordinamento tra le realtà che operano nella casa di reclusione di Massa e aprire un confronto con la Provincia sulla nomina del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. È la richiesta emersa dall’incontro tra numerose associazioni impegnate nel sostegno alle persone detenute e nelle attività collegate al mondo carcerario.
Alla riunione, ospitata nell’auditorium della parrocchia di San Pio X a Massa, hanno partecipato Caritas, Migrantes, gruppo Casa Betania, Altro diritto, Misericordia, Telefono azzurro, Foglia del tè, Comunità Papa Giovanni XXIII, area Toscana, Accademia apuana della Pace e Associazione Experia. Le organizzazioni hanno condiviso esperienze, criticità e proposte, con l’obiettivo di rendere più stabile la collaborazione tra soggetti che operano quotidianamente dentro e intorno all’istituto.
Il confronto sulla nomina
La necessità di un maggiore coordinamento, spiegano le associazioni, è resa ancora più urgente dalla situazione di sovraffollamento della casa di reclusione. Volontariato, terzo settore, istituzioni e soggetti impegnati nell’ambito della giustizia sono chiamati a lavorare in rete per affrontare le difficoltà della struttura e sostenere i percorsi rivolti alle persone private della libertà.
Le associazioni hanno espresso apprezzamento per l’avvio, da parte della Provincia, dell’iter per la nomina del Garante, avviato dopo l’approvazione della mozione del Consiglio provinciale del 28 settembre. Secondo le organizzazioni, la figura rappresenta un primo passo rilevante, ma il percorso dovrebbe essere accompagnato dal coinvolgimento di chi conosce direttamente la realtà carceraria.
La richiesta è quindi di partecipare alla definizione dei tempi, dei requisiti e del mandato del futuro Garante, mettendo a disposizione l’esperienza maturata attraverso la presenza nell’istituto, il rapporto con le persone detenute e la conoscenza delle principali problematiche. L’obiettivo indicato è contribuire a una scelta capace di tenere conto delle esigenze concrete della struttura e del territorio.
Un presidio anche comunale
Nel corso dell’incontro è stata inoltre rilanciata l’ipotesi di istituire un Garante comunale, considerato un ulteriore presidio locale e uno strumento per rafforzare il rapporto tra carcere, città e istituzioni. Le associazioni ritengono necessario ampliare la rete, coinvolgendo altre realtà del terzo settore, istituzioni e soggetti attivi sui temi della giustizia, dell’inclusione e del reinserimento sociale.
La richiesta alla Provincia è dunque quella di aprire un confronto con le organizzazioni, che si sono dichiarate disponibili a contribuire con competenze, esperienza e conoscenza diretta della realtà carceraria. Il percorso dovrebbe mettere in relazione le diverse esperienze e favorire l’ascolto di chi opera nell’istituto, in vista della nomina del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.