Ci sono problemi che un allenatore preferirebbe avere piuttosto che evitare. Quello che Pio Esposito sta mettendo davanti a Cristian Chivu appartiene esattamente a questa categoria. Perché vedere un ragazzo cresciuto sotto i propri occhi trasformarsi in un centravanti capace di conquistare la maglia da titolare della Nazionale è una soddisfazione enorme. Ma quando quel ragazzo torna all’Inter, dove davanti a lui ci sono ancora Lautaro Martinez e Marcus Thuram, la gioia si trasforma inevitabilmente in un problema di abbondanza.
Chivu conosce bene Esposito. Lo ha accompagnato nella crescita, lo ha riaccolto all’Inter la scorsa stagione dopo l’esperienza in prestito e ne ha seguito da vicino la trasformazione fisica e tecnica. Oggi il ragazzo che si affacciava timidamente al calcio dei grandi è diventato un centravanti strutturato, potente, completo e soprattutto consapevole delle proprie qualità. La sosta per le Nazionali ha ulteriormente cambiato la percezione che si ha di lui: sette gol in 13 presenze con l’Italia sono un biglietto da visita che nessuno può più ignorare.
Soltanto Giuseppe Meazza, alla stessa età, aveva fatto meglio in azzurro. E il paragone con il grande centravanti della storia nerazzurra, per quanto ancora prematuro, racconta bene la dimensione raggiunta da Esposito in pochissimo tempo. L’arrivo di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale ha poi consolidato ulteriormente il suo ruolo: il commissario tecnico lo considera un centravanti moderno e potente, un profilo più vicino a Luca Toni che a Christian Vieri per caratteristiche e interpretazione del ruolo.
A soli 21 anni, dunque, Esposito si ritrova a essere il riferimento offensivo dell’Italia. Una responsabilità enorme, soprattutto considerando che sulle sue spalle poggiano molte delle speranze di riscatto di una Nazionale che ha bisogno di ritrovare un centravanti capace di fare la differenza. In questo percorso lo ha aiutato anche la presenza del fratello maggiore Sebastiano, con il quale ha condiviso il ritiro azzurro. Un’altra storia di famiglia nata a Interello, anche se i due fratelli hanno caratteristiche differenti: più tecnico Sebastiano, più feroce e continuo Pio.
All’Inter, però, la situazione è inevitabilmente diversa. Se in Nazionale il suo posto da titolare sembra ormai scolpito, ad Appiano Esposito deve ancora fare i conti con una coppia che Chivu considera la propria prima scelta: la ThuLa, Lautaro e Thuram. L’argentino e il francese, quando disponibili, restano i riferimenti offensivi dell’Inter. Ma il punto è che Esposito non è più soltanto il giovane di belle speranze pronto a subentrare. È diventato un centravanti capace di mettere seriamente in discussione le gerarchie.
Anche perché ha una caratteristica preziosa: sa giocare con entrambi. La sua fisicità può completarsi con la mobilità di Thuram, così come con le qualità tecniche e associative di Lautaro. Per questo la definizione di riserva rischia progressivamente di diventare troppo stretta per lui.
Esposito, comunque, continua a predicare prudenza. Lo ha dimostrato anche nel videomessaggio inviato in occasione del Premio Vialli, dove ha parlato con grande equilibrio della concorrenza: «Nell’Inter ci sono le due punte più forti del campionato. È normale che ci sia molta alternanza. Sono orgoglioso di essermi ritagliato il mio spazio: guardiamo al momento, passo dopo passo. Non dimentico che vengo dalla B e in un anno ho giocato cinquanta partite».
Parole che raccontano bene il percorso fatto nell’ultimo anno. La scorsa stagione Esposito aveva chiuso in doppia cifra, con 10 gol, dopo una stagione fatta di attese, ingressi dalla panchina e occasioni da sfruttare. Quest’anno aveva invece iniziato da titolare le prime quattro giornate di Serie A, proprio mentre arrivava anche il rinnovo del contratto fino al 2032. Poi il ritorno a pieno regime di Thuram ha riportato Chivu alla vecchia coppia offensiva, schierata anche nelle sfide contro Real Madrid e Lazio.
Ma adesso il calendario può cambiare nuovamente tutto. Ottobre offre all’Inter una sequenza particolarmente intensa: dal Parma del 10 ottobre al derby del 31, sette partite in appena 21 giorni. In un periodo simile, tra recuperi ravvicinati e necessità di gestire le energie, Chivu dovrà necessariamente ruotare gli uomini.
Ed è qui che Esposito può trovare il proprio spazio. Alla ripresa, Thuram è l’unico dei principali attaccanti rimasto ad allenarsi regolarmente durante la sosta. Lautaro tornerà invece dopo gli impegni e le celebrazioni in Argentina, mentre Bonny si candida a giocare accanto al francese. Ma l’ex Parma avrà soltanto qualche allenamento in più rispetto a Esposito, che a Bologna con l’Italia ha comunque giocato meno di un tempo.
Le condizioni per ripartire subito forte, quindi, ci sono tutte. E con un calendario così fitto potrebbero essere molte le occasioni per vedere Esposito dal primo minuto.
Il vento che soffia alle sue spalle è diventato ormai troppo forte per essere ignorato. Lo sentono i compagni, lo sente l’ambiente e soprattutto lo sente Chivu. Il tecnico ha contribuito a far crescere quel ragazzino fino a trasformarlo in un centravanti pronto per i massimi livelli. Ora gli spetta il compito più delicato: trovargli spazio senza rinunciare alla ThuLa. Perché il vero problema dell’Inter, oggi, è diventato un talento che non accetta più di essere soltanto una riserva.