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Gonçalo Ramos rigenerato, ora il Milan aspetta i suoi gol

Il centravanti portoghese è fermo alla rete con il Venezia di fine agosto: Amorim studia come servirlo al meglio.

Gonçalo Ramos rigenerato, ora il Milan aspetta i suoi gol

C’è un paradosso che accompagna Gonçalo Ramos: con il Portogallo ha una naturalezza sotto porta che invece gli manca con il Milan. In nazionale segna con continuità, in rossonero è fermo alla rete realizzata contro il Venezia a fine agosto. Una differenza che ha inevitabilmente acceso il dibattito tra i tifosi e che obbliga Ruben Amorim a cercare una spiegazione, ma soprattutto una soluzione.

La risposta, però, non è semplicemente legata alla posizione occupata dal centravanti. È vero che nelle ultime tre partite con il Portogallo Ramos ha avuto mediamente più tocchi in area rispetto a quanto accade al Milan, ma la differenza principale sembra essere nell’atteggiamento collettivo della squadra. Non è nemmeno una questione di quantità di corsa. In rossonero il portoghese percorre circa 11,5 chilometri ogni 90 minuti, più di qualsiasi compagno e di tutti i centravanti della Serie A. Con la nazionale il dato scende a 10,7, ma al Paris Saint-Germain era arrivato a 11,1: numeri che raccontano come la generosità atletica faccia parte del suo modo di interpretare il ruolo.

Il vero problema è dunque un altro: come il Milan riesce a portare Ramos nella zona in cui può essere decisivo. Con i rossoneri l’attaccante spesso è costretto ad arretrare per andare a cercare palloni, finendo per allontanarsi dalla porta. E c’è un dato particolarmente significativo: il compagno che gli ha fornito più passaggi, 17, è Mario Gila, un difensore. Un’indicazione di come il Milan cerchi spesso Ramos in verticale, ma non necessariamente per servirlo in profondità o direttamente in area. Più spesso il portoghese viene coinvolto come riferimento per la sponda, con il rischio di ritrovarsi poi isolato.

È una situazione che si è vista soprattutto quando alle sue spalle sono stati schierati due trequartisti più statici, come Cissé e Hutchinson contro il Benfica. Anche con il Portogallo Ramos può trovarsi in situazioni simili, ma con una frequenza inferiore e soprattutto con una squadra che riesce ad accompagnare maggiormente l’azione offensiva.

Qui può entrare in gioco Christian Pulisic. L’americano, per caratteristiche, può diventare uno degli alleati più preziosi del centravanti: è imprevedibile, attacca gli spazi, sa dialogare nello stretto e può costruire occasioni sia per sé sia per il compagno. Un giocatore capace di muoversi attorno a Ramos e di non lasciarlo solo, un po’ come accade con Joao Felix nella nazionale portoghese.

Anche Moreira potrebbe rappresentare un’arma importante. Il belga possiede velocità, spunto e qualità tecnica per arrivare sul fondo e mettere palloni interessanti al centro. Una soluzione in più per Ramos, che avrebbe così la possibilità di attaccare l’area invece di dover uscire continuamente dalla propria zona di competenza.

Con gli infortuni di Saelemaekers ed Estupiñán, Amorim potrebbe quindi essere spinto a proporre contro il Sassuolo, a Reggio Emilia, un Milan particolarmente offensivo, con Chukwueze, Moreira e Pulisic alle spalle del centravanti. Una soluzione che, almeno sulla carta, garantirebbe a Ramos una maggiore presenza vicino alla porta e più rifornimenti.

Resta poi da capire quanto possa incidere la pressione. Il costo dell’operazione e le aspettative legate al suo arrivo al Milan potrebbero teoricamente rappresentare un peso, ma la carriera del portoghese racconta una storia diversa. Con il Portogallo, infatti, non sembra aver sofferto nemmeno la responsabilità di dover raccogliere l’eredità di un campione come Cristiano Ronaldo.

Lo stesso Amorim ha ammesso che il giocatore deve imparare a convivere con le aspettative che accompagnano la maglia rossonera: «So che ha grandi pressioni, è un giocatore del Milan. A questo deve abituarsi e io voglio solo che continui ad allenarsi come è solito fare». Ma Ramos non è certo nuovo alle responsabilità. Al Paris Saint-Germain ha vissuto stagioni nelle quali gli veniva chiesto spesso di cambiare le partite entrando dalla panchina, riuscendo anche a essere decisivo in appuntamenti importanti. La pressione, insomma, difficilmente sembra essere il vero problema.

E allora resta soprattutto una questione di generosità offensiva e presenza in area. Nelle ultime quattro partite con il Milan Ramos non ha mai centrato lo specchio della porta e in due occasioni, contro Lecce e Juventus, non è riuscito nemmeno a tentare una conclusione. Numeri che spiegano perché il suo digiuno faccia rumore.

Eppure il Milan continua a produrre gol: è il terzo miglior attacco del campionato, alle spalle di Inter e Roma. Ramos, dunque, non è un corpo estraneo e il suo contributo alla squadra va oltre la semplice finalizzazione. Il portoghese lavora, corre, fa da sponda e libera spazi per i compagni. Ma Amorim sa bene che il Milan può diventare ancora più pericoloso quando il suo numero 9 riesce a ricevere più palloni dentro e vicino all’area di rigore.

È questo, più che una questione di chilometri o di pressione, il vero rebus che l’allenatore dovrà risolvere. Perché il Ramos del Portogallo non sembra essere un altro giocatore: è semplicemente un centravanti che viene messo nelle condizioni migliori per fare ciò che gli riesce meglio, segnare.