Piacenza (PC)

Il 93,3% delle fratture del femore trattato entro 48 ore a Piacenza

Primo semestre 2026: percentuale cresciuta dal 50,57%, con un percorso condiviso tra più professionisti.

All’ospedale di Piacenza il 93,3% dei pazienti con frattura del femore è stato operato entro 48 ore nel primo semestre del 2026. Il dato supera lo standard dell’80% indicato dalla Regione Emilia-Romagna e rappresenta un netto miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la quota era ferma al 50,57%.

Il risultato riguarda una patologia particolarmente delicata, soprattutto tra le persone anziane, e si inserisce nella valutazione delle performance dell’assistenza ospedaliera regionale. Nel 2025 il presidio piacentino ha trattato 526 pazienti con frattura del femore, collocandosi al secondo posto in Emilia-Romagna per numero di interventi, secondo i dati della banca dati regionale ReportER.

Un percorso integrato dall’emergenza alla riabilitazione

Il percorso prende avvio dal Pronto soccorso e prosegue in Ortogeriatria, dove il paziente viene valutato e preparato all’intervento tenendo conto anche delle eventuali patologie concomitanti. In seguito intervengono anestesisti e ortopedici; dopo l’operazione, fisioterapisti e personale di reparto lavorano per favorire una mobilizzazione precoce.

Fabrizio Quattrini, direttore di Ortopedia e Traumatologia dal luglio 2025, ha spiegato che il raggiungimento dell’obiettivo regionale è stato possibile grazie a una riorganizzazione del lavoro e a una maggiore collaborazione tra le diverse professionalità. La rete coinvolge anche l’Anestesia, diretta da Ruggero Massimo Corso, e prevede una gestione flessibile della lista operatoria, compresa la possibilità di intervenire nei fine settimana quando necessario.

Ridurre i tempi per limitare le complicanze

La tempestività dell’intervento è considerata un elemento decisivo per pazienti spesso fragili e affetti da più patologie. Quando le condizioni cliniche lo consentono, la mobilizzazione comincia già dal secondo giorno dopo l’operazione. Ridurre l’immobilità aiuta a limitare il rischio di delirium, lesioni da pressione, problemi cardiocircolatori, infezioni urinarie e complicanze respiratorie.

La complessità degli interventi può dipendere sia dalle caratteristiche della frattura sia dalle condizioni generali della persona. Alcuni casi riguardano un femore non precedentemente trattato, altri interessano ossa sulle quali sono presenti protesi, chiodi o placche. In questo contesto, il lavoro dell’Ortogeriatria, diretta da Sara Barbieri, contribuisce alla valutazione complessiva e alla preparazione del paziente.

Secondo quanto riferito dalla direzione del reparto, il miglioramento è stato ottenuto senza un aumento delle risorse strutturali e utilizzando lo stesso numero di sale operatorie in modo più organizzato. La formazione continua, la ricerca e l’evoluzione tecnologica sono indicate come componenti centrali del lavoro dell’unità, con l’obiettivo di consolidare il percorso non solo nella traumatologia, ma anche nelle altre aree dell’ortopedia.