Sono sei i medici che hanno risposto al bando dell’Usl della Valle d’Aosta per il potenziamento del personale del pronto soccorso di Aosta. La procedura si è chiusa il 1° ottobre e il numero delle candidature viene considerato un segnale positivo, anche se la partecipazione dovrà essere verificata nelle fasi successive.
Il direttore sanitario Mauro Occhi invita infatti alla cautela: il dato, ha spiegato, deve essere preso con le pinze in attesa della conferma dell’effettiva partecipazione dei candidati. Il reclutamento si inserisce in un quadro regionale segnato dalla riduzione degli organici e dalla difficoltà di garantire un ricambio stabile nel sistema sanitario pubblico.
Il calo degli organici
Secondo i dati forniti dall’Usl, tra il 2019 e il 2023 il numero dei medici in Valle d’Aosta è diminuito del 6%, mentre quello degli infermieri ha registrato un calo del 6,7%. L’andamento è indicato come contrario rispetto alla tendenza nazionale. Nello stesso periodo i medici di base sono diminuiti di 12 unità, mentre tra il 2020 e il 2025 sono state assegnate 54 borse di formazione.
Le prospettive dei prossimi anni restano critiche. Applicando alla realtà valdostana le percentuali nazionali relative ai medici destinati a lasciare gli organici, l’Usl stima che nel prossimo decennio saranno interessati dal ricambio circa 115-120 medici e 180 infermieri. Si tratta di una previsione riferita ai soli pensionamenti, che non comprende le dimissioni volontarie. Gli organici attuali contano 297 medici e 624 infermieri.
Attrattività e condizioni di lavoro
Occhi richiama anche l’aumento dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione, i cui effetti sul territorio devono però ancora essere verificati. La Valle d’Aosta, ha osservato, è lontana dalle grandi aree metropolitane, che rappresentano un elemento di attrattività per i giovani medici.
Per affrontare la carenza di personale, il direttore sanitario indica come priorità la creazione di un clima di lavoro produttivo e di condizioni professionali sostenibili. I carichi di lavoro e l’esposizione alle difficoltà quotidiane, secondo l’Usl, possono favorire l’abbandono della sanità pubblica da parte di operatori sociosanitari, infermieri e medici. L’obiettivo dichiarato è quindi garantire organici sufficienti e prospettive professionali adeguate.