Prefettura, Questura e Asl di Viterbo hanno sottoscritto un nuovo protocollo operativo per organizzare l’accoglienza sociosanitaria di migranti e richiedenti protezione internazionale. L’intesa punta a riunire in un unico percorso le procedure già esistenti, uniformare gli interventi e garantire una presa in carico più rapida delle persone che arrivano sul territorio.
Il documento è stato firmato dal prefetto Sergio Pomponio, dal questore Giorgio Di Munno e dal direttore generale della Asl Egisto Bianconi. Tra gli obiettivi indicati ci sono l’individuazione precoce di patologie fisiche e condizioni di disagio psicologico, l’accesso alle cure essenziali e l’identificazione delle situazioni che richiedono misure specifiche, come la gravidanza o la minore età.
Meno arrivi, più vulnerabilità
Nel presentare il protocollo, il prefetto ha sottolineato il calo degli arrivi e, allo stesso tempo, l’aumento proporzionale dei casi di vulnerabilità psichica e psicologica. Secondo i dati illustrati dalla direttrice sanitaria della Asl, tra gennaio e giugno 2025 nella Tuscia erano arrivate 135 persone, mentre nello stesso periodo del 2026 gli ingressi sono stati 75, con una diminuzione del 44,4 per cento.
La contrazione è concentrata soprattutto nel secondo trimestre: tra aprile e giugno 2025 erano state registrate 118 persone, contro le 54 dello stesso periodo del 2026. Nel primo trimestre, invece, il dato è passato da 17 a 21 persone. Nei primi sei mesi dell’anno la presenza femminile è risultata più consistente, con 24 donne su 75 arrivi complessivi. Nel 2025, inoltre, la Questura di Viterbo ha formalizzato 1.031 domande di protezione internazionale.
Visite e assistenza sul territorio
Il protocollo si applica a migranti e richiedenti protezione internazionale intercettati dal sistema di accoglienza in diverse condizioni: dagli arrivi ordinari alle persone che si presentano autonomamente in questura, fino agli stranieri irregolari individuati dalle forze dell’ordine. Il documento integra i percorsi precedenti e ne aggiunge uno dedicato agli arrivi non ordinari segnalati dalla Questura.
La prima visita dovrà avvenire indicativamente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore. Il percorso comprende anche l’eventuale rilascio del codice Stp, Straniero temporaneamente presente, che consente di accedere alle cure essenziali e urgenti. L’obiettivo è inoltre indirizzare ogni persona verso il percorso di accoglienza più appropriato e individuare tempestivamente eventuali necessità di tutela.
Dal primo ottobre l’ambulatorio migranti, in precedenza attivo alla Cittadella della salute di Viterbo, è stato distribuito negli ambulatori di prossimità delle Case di comunità hub di Tarquinia, Montefiascone, Ronciglione e Viterbo. La rete è operativa tutti i giorni della settimana e, secondo quanto previsto dall’intesa, dovrebbe avvicinare i servizi ai diversi territori interessati.
Per le istituzioni firmatarie, il protocollo rappresenta una modalità condivisa per rendere più omogenea la risposta sanitaria e tutelare sia le persone migranti in condizioni di vulnerabilità sia la salute pubblica. Il progetto viene presentato anche come un percorso orientato alla dignità delle persone, oltre la gestione dei numeri e delle procedure amministrative.