Nazionale

Bassetti: «Medici italiani, stipendi da rivedere per salvare il Ssn»

L’infettivologo richiama i divari con Francia, Germania, Svizzera e Stati Uniti e chiede incentivi per le sedi più difficili

Matteo Bassetti riapre il dibattito sulle retribuzioni dei medici italiani e sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di trattenere i professionisti. In un video e in un intervento diffusi sui propri canali social, l’infettivologo genovese ha analizzato la struttura degli stipendi della dirigenza medica, mettendola a confronto con quella di altri Paesi e sostenendo la necessità di modificare i criteri attuali.

La cifra indicata per il pubblico

Secondo Bassetti, il riferimento per un medico impiegato nel sistema pubblico è di circa 3.000 euro netti al mese. La cifra, osserva, arriverebbe dopo un percorso formato da sei anni di laurea in Medicina, quattro o cinque anni di specializzazione e ulteriore formazione. L’infettivologo sottolinea inoltre che la retribuzione di base resta sostanzialmente simile anche al variare dell’impegno richiesto e della specializzazione.

Nel suo intervento, Bassetti cita il lavoro di chi opera durante il giorno, la notte, nei fine settimana e nei giorni festivi. Il trattamento economico, afferma, sarebbe analogo per professionisti impegnati in ambiti diversi, dall’infettivologia al pronto soccorso, fino alla chirurgia, alla cardiochirurgia e alla neurochirurgia. Si tratta, evidenzia, di attività caratterizzate da livelli differenti di complessità, responsabilità e rischio.

Tra i costi legati alla professione viene richiamato anche quello delle assicurazioni personali. Per alcune specialità considerate ad alto rischio, la copertura può arrivare, secondo quanto riferito da Bassetti, a 20.000 euro all’anno. Un esborso che si aggiunge alle responsabilità professionali e ai turni gravosi e che, nella sua analisi, rende ancora più evidente la distanza tra impegno richiesto e compensi riconosciuti.

Il confronto con l’estero e la proposta

Il medico ha quindi messo a confronto le retribuzioni italiane con quelle indicate per altri sistemi sanitari. Bassetti parla di circa 4.500 euro netti in Francia e di 6.000 euro in Germania, mentre per Svizzera e Stati Uniti cita importi superiori ai 15.000 euro netti mensili. Il confronto viene utilizzato per sostenere che il modello italiano dovrebbe riconoscere maggiormente la complessità dei percorsi formativi, delle mansioni e delle responsabilità.

Nel sistema italiano, la struttura dello stipendio della dirigenza medica si fonda su una base contrattuale comune, con differenze legate soprattutto all’anzianità, agli incarichi, ai turni e alle attività aggiuntive. Bassetti precisa che le diverse specializzazioni non comportano lo stesso lavoro, pur rientrando nello stesso impianto generale, e chiede di valutare criteri capaci di valorizzare maggiormente competenze e difficoltà operative.

La proposta riguarda in particolare i reparti e le aree che faticano ad attirare personale. Pronto soccorso e zone disagiate, secondo l’infettivologo, dovrebbero prevedere compensi più elevati per rendere quelle sedi più attrattive. A suo giudizio, mantenere un trattamento uniforme rischia di indebolire ulteriormente la sanità pubblica, mentre una revisione degli stipendi potrebbe contribuire a garantire la presenza dei professionisti dove la carenza è più marcata.

Le cifre e i confronti citati fanno parte dell’analisi e della proposta avanzata da Bassetti nei suoi contenuti social. Il tema resta quello della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e della possibilità di collegare la retribuzione non solo all’anzianità, ma anche alla formazione, alla responsabilità, ai turni e alle condizioni effettive di lavoro.