Quattro detenuti sono stati arrestati al termine della rivolta scoppiata nel carcere Don Bosco di Pisa. I disordini si sono verificati nella serata del 30 settembre, quando alcuni ristretti hanno preso possesso di una sezione della struttura, barricandosi all’interno e versando olio sul pavimento.
La protesta è stata documentata con alcuni smartphone in possesso dei detenuti, utilizzati per registrare e pubblicare immagini sui social network. Durante i disordini è stata realizzata anche una diretta su TikTok, nella quale si vedevano i locali danneggiati e gli agenti della polizia penitenziaria intervenuti in assetto antisommossa. L’uso dei telefoni, collegati a internet, è ora uno degli aspetti sui quali dovranno essere svolti accertamenti.
La lunga trattativa nella sezione
Nel corso della trattativa, i detenuti hanno chiesto la presenza del direttore dell’istituto, di un pubblico ministero proveniente dall’esterno e anche dei giornalisti. Sul posto è arrivata inoltre la garante dei detenuti, con l’obiettivo di convincere i ristretti a interrompere l’azione e a lasciare la sezione in modo ordinato.
Una responsabile della struttura ha invitato i detenuti a evacuare, assicurando che non sarebbe accaduto loro nulla. Dall’interno, però, uno dei ristretti ha chiesto garanzie sul fatto che nessuno venisse aggredito o ferito. Nel corso del confronto è stata segnalata anche la presenza di un detenuto cardiopatico che avrebbe avuto bisogno di assumere un farmaco.
I danni e gli arresti
La sezione interessata dalla protesta è stata pesantemente danneggiata: gli arredi sono stati fatti a pezzi, alcuni vetri sono stati rotti e diverse mattonelle sono state divelte. Dopo una lunga fase di confronto, la polizia penitenziaria ha riportato la situazione alla calma e ha ripreso il controllo dei locali.
Per quattro persone sono stati disposti gli arresti con l’accusa, secondo quanto riportato, di essere coinvolte nei violenti disordini e nei danneggiamenti. È probabile che gli arrestati vengano trasferiti in un altro istituto penitenziario. Restano da chiarire le ragioni della protesta e, soprattutto, come sia stato possibile che all’interno della struttura fossero disponibili telefoni con accesso a internet, utilizzati per trasmettere in diretta le immagini della rivolta.