Toscana

In Toscana chiude un bar su sei: persi 801 locali

Confesercenti segnala la riduzione registrata nel periodo 2019-2025 e sostiene una proposta per rilanciare gli spazi urbani.

In Toscana il settore dei bar ha perso quasi un’attività su sei in sei anni. Secondo i dati presentati da Confesercenti nell’ambito dell’iniziativa nazionale contro la desertificazione commerciale, tra il 2019 e il 2025 gli esercizi sono passati da 4.555 a 3.754, con una diminuzione complessiva di 801 attività, pari al 17,6 per cento.

Le perdite nelle province

La contrazione ha interessato tutte le province toscane, seppure con intensità diverse. Il calo più consistente in termini assoluti si registra a Firenze, dove i bar sono diminuiti di 254 unità, passando da 1.376 a 1.122. Seguono Pisa, con 92 chiusure, Pistoia con 79, Arezzo e Massa-Carrara con 75 ciascuna, Livorno con 70, Lucca con 47, Prato con 42, Grosseto con 38 e Siena con 29.

In percentuale, la riduzione più marcata riguarda Pistoia, con il 28,6 per cento in meno, seguita da Pisa con il 22,5 per cento e Arezzo con il 22,3 per cento. La diminuzione più contenuta è stata registrata a Prato, dove le attività sono calate del 9,7 per cento. Per l’intero territorio regionale, Confesercenti stima una ricchezza perduta di 240 milioni di euro, considerando i mancati consumi, la minore occupazione e la riduzione del gettito fiscale.

Costi e nuovi stili di vita

Il presidente regionale di Fiepet Confesercenti Toscana, Franco Brogi, definisce il dato una criticità strutturale per la vita quotidiana delle comunità. La crisi, secondo l’associazione, coinvolge attività considerate a lungo investimenti sicuri e incide sul ruolo dei bar come luoghi di socialità e presidio nei quartieri.

Tra i fattori che hanno contribuito alle chiusure vengono indicati l’aumento dei costi di gestione, dagli affitti alla raccolta dei rifiuti, fino all’energia elettrica e al gas. Brogi richiama inoltre i cambiamenti negli stili di vita successivi alla pandemia, con la diffusione dello smart working e una minore presenza quotidiana di lavoratori e pendolari nei centri urbani. La riduzione dei pranzi consumati fuori casa ha colpito in particolare gli esercizi che basavano una parte importante della propria attività sulla clientela degli uffici.

Per contrastare il fenomeno, Confesercenti ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare intitolata Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. L’obiettivo è favorire interventi a tutela del tessuto commerciale e urbano, anche attraverso la riqualificazione degli spazi, il ritorno di eventi e mercati e una maggiore vitalità dei centri dei paesi. L’associazione ha quindi avviato una raccolta firme e rivolge un appello alla partecipazione, chiedendo attenzione anche alla politica.