Dal primo ottobre l’Emilia-Romagna sarà coinvolta nel progetto pilota Mobilità Sicura, promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza attraverso la Direzione Centrale delle Specialità della Polizia di Stato. L’iniziativa avrà una durata di sei mesi e punta a sperimentare, per la prima volta su scala regionale, un modello integrato di prevenzione e contrasto degli incidenti stradali.
Il programma prevede una pianificazione degli interventi basata sull’analisi dei dati relativi agli incidenti, ai flussi di traffico e ai principali fattori di rischio. La Polizia stradale, attraverso il Compartimento per l’Emilia-Romagna, definirà le aree e le modalità operative dei servizi, concentrando l’attività sui comportamenti considerati più pericolosi per la sicurezza della circolazione.
Verifiche sui comportamenti a rischio
Tra gli obiettivi dei controlli figurano il contrasto all’eccesso di velocità, alla guida sotto l’effetto di alcol o droghe e alla distrazione. Saranno inoltre verificate la presenza e l’utilizzo delle cinture e degli altri dispositivi di sicurezza, oltre al rispetto delle regole specifiche previste per il trasporto professionale.
Per le attività operative saranno utilizzati autovelox, telelaser, etilometri e test antidroga. Le pattuglie saranno affiancate da presidi fissi, controlli dinamici e servizi integrati ad alto impatto. Tra gli aspetti oggetto di verifica rientreranno anche l’uso dello smartphone durante la guida e le condizioni dei mezzi pesanti.
Il coordinamento sul territorio
Il coordinamento territoriale sarà affidato alle prefetture e coinvolgerà la Polizia di Stato, l’Arma dei carabinieri e le polizie locali. Nel progetto rientreranno anche gli enti proprietari e i gestori delle infrastrutture, le concessionarie autostradali, Anas, il sistema dell’emergenza sanitaria, i vigili del fuoco e gli altri soggetti pubblici impegnati nella gestione della mobilità.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del Safe System Approach, metodo che punta a ridurre le conseguenze degli errori sulla strada attraverso interventi coordinati su controlli, infrastrutture e comportamenti. Se la sperimentazione produrrà i risultati attesi, il modello potrà essere valutato come riferimento per future attività su scala nazionale. Il progetto è inoltre collegato all’obiettivo europeo di dimezzare entro il 2030 il numero delle vittime e dei feriti gravi negli incidenti stradali.