Latina (LT)

L’omicidio di viale 24 maggio, Dibba ucciso dopo aver bruciato un cavallo vivo: “Era quello il lavoretto per i Di Silvio”

Le parole della fidanzata del gambiano e del testimone del delitto

L’omicidio di viale 24 maggio, Dibba ucciso dopo aver bruciato un cavallo vivo: “Era quello il lavoretto per i Di Silvio”

Ibrahim Dibba aveva ucciso un cavallo per i Di Silvio e pretendeva di essere pagato per quel “lavoretto”. È questo il motivo della lite che ha portato dopo all’omicidio in viale XXIV maggio. Lo ha raccontato agli inquirenti la fidanzata del giovane ucciso. Il tutto confermato anche dal suo conoscente, un algerino, testimone oculare del delitto.

Le parole della fidanzata di Dibba

“Due settimane fa il sedicenne Di Silvio aveva chiesto a me e Dibba di andare nelle discoteche a rubare le collanine, ma noi ci siamo rifiutati. Dibba accettava di fare lavoretti e loro pagavano con la droga, ma non sempre accadeva così, in quanto molte volte poi si rifiutavano di dare la droga, nonostante Dibba avesse fatto quello che loro gli avevano chiesto di fare.

So che Dibba successivamente alla richiesta di rubare le collanine nelle discoteche ha invece accettato l’incarico di dare fuoco a un cavallo vivo, sempre nella zona di Campo Boario. Il fatto risale a circa due settimane fa”.

“Fu il sedicenne a chiedere a Dibba di dare fuoco a un cavallo vivo per danneggiare una famiglia a loro nemica. Dibba aveva accettato e mi aveva lasciato lì come garanzia nel senso che voleva far capire che sarebbe tornato a lavoro finito”. Una volta ultimato il “lavoretto”, Dibba ha ottenuto il crack

Le parole del testimone del delitto

“Quando mi sono avvicinato alla macchina c’era il ragazzo che è stato poi ucciso, cioè Dibba, che parlava con quelli dentro la macchina e gli ha chiesto anche lui dieci euro di crack. In macchina c’erano due adulti davanti e due bambini sui sedili dietro. La persona che guidava era di carnagione scura, aveva un codino e con un po’ di barba”. Accanto a lui un ragazzo di corporatura robusta, più giovane, sul sedile anteriore ha risposto alla richiesta di crack di Dibba dicendo “Tu non mi dai 10 euro, tu non hai i soldi, pezzo di merda”. Dibba lo ha mandato affanculo. Ho capito che stavano litigando”.

“Dopo ci siamo avviati in direzione Poste. Io mi sono portato al seguito la mia bicicletta che spingevo a mano. Stavamo camminando fianco a fianco ma poco dopo, superato il benzinaio mi sono fermato a rispondere ad una telefonata della mia fidanzata, mentre DIbba ha continuato a camminare davanti a me mentre io lo guardavo. Ad un certo punto mi sono accorto che più avanti, ferma a bordo strada, c’era l’auto nera di piccole dimensioni che avevo visto in precedenza e all’esterno di essa dal lato passeggero c’era la persona corpulenta che avevo già indicato.

Ho visto questo ragazzo grasso dirigersi nella direzione di Dibba, ho sentito esplodere due o tre colpi di pistola, ma credevo che fossero stati sparati in aria, poi però ho visto Dibba cadere e il ragazzo che aveva sparato camminare verso la macchina e risalirvi e ho capito che Dibba era stato colpito. Ho immediatamente realizzato quello che era successo, anche perché ho visto la macchina ripartire velocemente nello stesso senso di marcia, andando dritto, non ha fatto inversione, è andata avanti fino al primo incrocio e ha girato a destra all’angolo dell’Università…

Non ho dubbi che a sparare sia stato il ragazzo robusto con la maglia nera, ne sono convinto al cento per cento. Ha sparato a 4 o 5 metri da Dibba”.

“Ora ho paura che quelle persona ammazzano anche a me perché sono sicuro che l’autore dell’omicidio mi ha visto. Non mi sono rivolto alla Polizia perché dopo i fatti sono rimasto terrorizzato completamente, quasi paralizzato”.