Il Tribunale di Vicenza ha respinto la richiesta di risarcimento presentata dai genitori di Michele Merlo, il cantante morto dopo una malattia diagnosticata tardivamente. La decisione si inserisce nella vicenda giudiziaria avviata per chiarire se un riconoscimento tempestivo dei sintomi avrebbe potuto modificare l’esito della malattia.
La perizia sulle possibilità di salvezza
Al centro del procedimento civile c’era la consulenza medico-legale disposta dalla giudice del Tribunale di Vicenza, Stefania Caparello. Il consulente tecnico d’ufficio era stato chiamato a valutare quali fossero le possibilità di sopravvivenza del giovane nel caso in cui la patologia fosse stata individuata tempestivamente.
La relazione ha modificato in parte le valutazioni formulate in precedenza. Una prima perizia, predisposta nell’ambito dell’inchiesta, aveva stimato tra il 79% e l’86% la possibilità che Merlo potesse sopravvivere in caso di diagnosi tempestiva. La nuova valutazione ha invece indicato percentuali più basse, ridimensionando le ipotesi sostenute nel processo penale, dove le chance di salvezza erano state ritenute ancora elevate.
Le valutazioni della difesa
La conclusione della consulenza ha finito per dare, almeno sul piano delle valutazioni medico-legali, maggiore rilievo alla posizione del medico che ha sempre difeso la correttezza del proprio operato. Il professionista aveva sottolineato la difficoltà di interpretare i sintomi manifestati dal giovane al momento della visita.
Merlo, diventato noto al pubblico dopo la partecipazione ad Amici e impegnato anche come scrittore, è morto dopo l’aggravarsi della malattia. Ai suoi genitori, dunque, non è stato riconosciuto il risarcimento richiesto. La famiglia starebbe ora valutando la possibilità di presentare ricorso contro la decisione.