Proseguono le verifiche ambientali alla Canottieri Bissolati di Cremona, nell’ambito del contenzioso con Tamoil. Da ieri e fino a domani, mercoledì 23 settembre, oltre che martedì della prossima settimana, i tecnici di Arpa e Ats Val Padana stanno eseguendo nuovi campionamenti dell’aria e dell’ambiente in alcuni punti specifici del complesso.
Le attività sono state stabilite nell’ultima conferenza dei servizi, che ha accolto le richieste presentate dalla società canottieri. Durante i rilievi restano chiuse le sale ricreative, la sala biliardo e la sala televisione situate al piano terra della palazzina principale. I controlli dovranno contribuire a verificare lo stato dei luoghi e l’eventuale presenza di emissioni nocive legate alla permanenza di idrocarburi nel sottosuolo.
Il contenzioso sull’inquinamento
I nuovi campionamenti fanno seguito ad altri effettuati circa venti giorni fa e si inseriscono in una vicenda giudiziaria che riguarda sia gli aspetti ambientali sia la richiesta di risarcimento danni. La tesi sostenuta dai legali della Bissolati, Gian Pietro Gennari e Claudio Tampelli, è che l’inquinamento da idrocarburi nei terreni della società sia proseguito anche dopo l’entrata in funzione della barriera idraulica.
La società canottieri ha ottenuto il proseguimento del procedimento risarcitorio dopo aver superato il contenzioso sulla competenza del giudice. Nel 2023 Tamoil aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il Tribunale civile di Cremona non fosse competente a esaminare la richiesta. Nel luglio 2024 le Sezioni Unite della Corte hanno però respinto il ricorso, confermando in via definitiva la giurisdizione del Tribunale civile di Cremona.
La valutazione del risarcimento
Parallelamente agli accertamenti ambientali, oggi si riunisce presso il Tribunale il Tavolo dei tecnici incaricato dal giudice di analizzare gli esiti delle perizie e di contribuire alla quantificazione della somma dovuta da Tamoil per il danno patrimoniale. Al centro ci sono la riduzione della fruibilità del complesso e il danno arrecato alla proprietà.
Una prima proposta formulata dal giudice lo scorso febbraio non era stata accolta dalla società petrolifera, mentre aveva ricevuto un sostanziale consenso dalla Bissolati. Le richieste risarcitorie comprendono, tra gli altri elementi, la svalutazione del patrimonio e del valore immobiliare dell’area, il deprezzamento legato alla presenza accertata di idrocarburi e cherosene negli strati del terreno, il danno all’attività e i costi di bonifica e ripristino. La società segnala inoltre l’impossibilità di utilizzare alcune porzioni del complesso.