Viterbo (VT)

Tari, il Comune di Viterbo stanzia 2 milioni contro i rincari

Maggioranza e opposizione si dividono sull’uso delle risorse dell’ente per tutelare le famiglie

Il confronto sulla Tari ha acceso il dibattito politico a Palazzo dei Priori, a Viterbo. Al centro della discussione c’è la scelta dell’amministrazione di utilizzare risorse comunali per evitare, almeno nell’immediato, un aumento della tassa sui rifiuti. L’operazione prevede l’impiego di 2 milioni di euro, una cifra che secondo la maggioranza consentirebbe di non trasferire sui cittadini l’incremento dei costi del servizio.

La misura è stata contestata dal capogruppo della Lega Andrea Micci, che ha definito non sostenibile per le casse dell’ente il ricorso al bilancio comunale. Il consigliere ha richiamato i dati dell’ultimo rendiconto, sottolineando che il costo complessivo del servizio è salito a 12,5 milioni di euro. A questa voce si aggiunge l’accantonamento necessario per coprire il rischio legato ai mancati pagamenti.

Il nodo dei crediti non riscossi

Il fondo crediti di dubbia esigibilità è l’accantonamento che gli enti locali devono prevedere per fare fronte alla possibile mancata riscossione di tributi e bollette. La quota viene calcolata in relazione all’andamento dei pagamenti: se aumentano le somme insolute o cresce il costo complessivo della gestione, l’ente deve congelare ulteriori risorse a garanzia. Si tratta di liquidità che non può essere destinata ad altri interventi, come manutenzioni, strade e servizi.

Micci ha evidenziato che attualmente nel bilancio comunale sono previsti 2 milioni di euro per coprire la morosità relativa al servizio. Da qui la domanda sulla sostenibilità della strategia anche negli anni successivi. Secondo il capogruppo leghista, l’aumento dei costi potrebbe determinare un ulteriore incremento dei crediti difficili da riscuotere, con effetti sulle future disponibilità dell’ente. Nel suo intervento ha inoltre richiamato l’avvicendamento ai vertici del settore dopo l’addio del dirigente Moncelsi.

La posizione della maggioranza

A rispondere sul piano tecnico è stato l’assessore Giancarlo Martinengo, che ha ricostruito il procedimento con cui viene determinata la tassa. Il piano economico-finanziario, predisposto secondo le regole dell’Arera, è stato elaborato per i prossimi due anni. La quantificazione finale, ha spiegato, deriva dall’insieme dei dati raccolti dai settori ambiente e tributi e dall’applicazione del relativo metodo di calcolo.

L’assessora al bilancio Elena Angiani ha indicato nel recupero dell’evasione e nel contrasto ai mancati versamenti gli strumenti per contenere il peso della tassa in futuro. L’amministrazione punta a migliorare la riscossione e a realizzare operazioni che possano ridurre l’impatto sui contribuenti. La volontà dichiarata dalla maggioranza è non aumentare le tariffe, intervenendo sulle entrate e sulle voci di spesa compatibilmente con gli equilibri finanziari.

La scelta è stata difesa direttamente dalla sindaca Chiara Frontini, secondo la quale evitare un aggravio per le famiglie rappresenta una decisione opportuna in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi, a partire da quelli dei carburanti e delle materie prime. Frontini ha sostenuto che un eventuale calo dei prezzi delle materie prime potrebbe riflettersi anche sul costo dell’appalto per la gestione dei rifiuti.

Il confronto si è concluso con una nuova critica di Micci. Il consigliere ha sostenuto che un eventuale aumento limitato della tariffa potrebbe liberare risorse per gli investimenti comunali, mentre l’utilizzo di fondi dell’ente per evitare il rincaro rischierebbe, a suo giudizio, di ridurre i margini di intervento dell’amministrazione. La maggioranza ha invece ribadito la priorità di non gravare sui cittadini e di lavorare sul recupero delle somme non riscosse.