Massa (MS)

Redditi elevati, ma Massa-Carrara resta fragile sul lavoro

I dati Cisl mostrano un indice di acquisto superiore alla media regionale, ma avviamenti in calo

Massa-Carrara presenta un potere d’acquisto superiore al benchmark toscano, ma il dato non basta a descrivere le condizioni economiche della provincia. È quanto emerge dall’analisi della Cisl Toscana Nord, che ha esaminato redditi, costo della vita e andamento dell’occupazione, evidenziando la distanza tra la ricchezza prodotta e quella effettivamente distribuita sul territorio.

Secondo l’organizzazione sindacale, il reddito individuale nella provincia raggiunge 20.920 euro, mentre l’indice del potere d’acquisto si attesta a 113. Il valore è superiore a quello registrato a Lucca, pari a 101, alla Spezia, ferma a 95, e alla media regionale toscana, che si colloca a 89. Il risultato è però influenzato anche dal costo della vita, indicato in 0,83 rispetto alla media italiana.

Il reddito non fotografa tutto il benessere

Per la Cisl, l’indicatore restituisce soltanto una parte della situazione. Il potere d’acquisto misura infatti la capacità teorica di spesa di chi dispone di un reddito, ma non considera pienamente la quantità, la qualità e la continuità delle opportunità occupazionali. Una provincia può quindi registrare valori positivi sul piano reddituale senza garantire a una quota ampia della popolazione un impiego stabile e qualificato.

Il sistema produttivo locale poggia su filiere riconoscibili come marmo, nautica e manifattura, oltre che sul relativo indotto. Questi comparti generano occupazione, esportazioni e professionalità, ma presentano anche elementi di vulnerabilità. In particolare, le attività dell’indotto possono essere più esposte alla ciclicità del mercato, alla precarietà e alla discontinuità dei rapporti di lavoro.

Avviamenti in calo e fragilità strutturali

Un ulteriore elemento arriva dai dati Irpet: nel terzo trimestre del 2025 gli avviamenti al lavoro a Massa-Carrara sono diminuiti dell’8,4 per cento, una delle contrazioni più marcate registrate in Toscana. Per il sindacato, il dato conferma la necessità di affiancare alla lettura del reddito quella dell’occupazione, valutando anche la diffusione dei rapporti discontinui e la presenza di una quota di occupati più contenuta.

La capacità di redistribuire il valore dipende, secondo l’analisi, dalla struttura delle imprese, dalla produttività, dalla solidità dell’indotto e dalla stabilità dei contratti. Anche la grande industria resta un elemento centrale dell’economia provinciale, ma accanto alle realtà più strutturate operano piccole aziende che in alcuni casi faticano a consolidarsi e a radicarsi sul territorio.

La sfida indicata dalla Cisl non consiste dunque soltanto nell’aumentare il reddito medio. Occorre accrescere il numero delle persone con un’occupazione stabile e qualificata, rafforzare le competenze e ridurre la dipendenza da un numero limitato di filiere. L’indice pari a 113 viene quindi considerato un dato positivo, ma da leggere con cautela: Massa-Carrara non è una provincia povera, mentre resta fragile se la ricchezza prodotta non si traduce in occupazione stabile, diversificata e diffusa.