Lombardia

Lavoro e salari, a Cremona troppi redditi sotto i 20mila euro

Dati INPS: stagionalità, divari di genere e discontinuità frenano l’autonomia economica

La crescita dell’occupazione e delle retribuzioni registrata nel 2024 non restituisce da sola un quadro completo del mercato del lavoro lombardo. Dietro l’aumento dei dipendenti e degli stipendi medi restano infatti forti differenze salariali e una quota consistente di lavoratori che non raggiunge livelli di reddito sufficienti a garantire autonomia economica. Una situazione che riguarda anche Cremona, dove stagionalità e discontinuità occupazionale continuano a incidere sulla qualità del lavoro.

A delineare il quadro è il rapporto della UIL Lombardia intitolato Lombardia e Province – Il valore del lavoro. Retribuzioni, continuità e qualità del lavoro nel 2024, elaborato sui dati dell’Osservatorio INPS. Nel corso dell’anno i lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo in Lombardia sono stati 3.776.242, con una crescita dell’1,55% rispetto al 2023. La retribuzione media annua ha raggiunto 30.384,07 euro, segnando un incremento nominale del 3,65%.

La fascia sotto i 20mila euro

La media regionale, tuttavia, nasconde una realtà molto articolata. Sono 1.380.567 i lavoratori, pari al 36,56% del totale, che nel 2024 non hanno superato i 20mila euro annui. Quasi un dipendente su due, il 49,66%, è rimasto sotto i 25mila euro, con una retribuzione media pari a 25.661,89 euro. Secondo il coordinatore della UIL Cremona, Germano Denti, la stessa frattura è evidente nel territorio provinciale, dove l’incidenza del lavoro stagionale e dei rapporti discontinui pesa sulle entrate annuali.

Le difficoltà sono particolarmente marcate tra i giovani. In Lombardia, tra gli oltre 1,25 milioni di dipendenti under 35, il 50,31% non supera i 20mila euro annui e il 65,18% resta sotto i 25mila. In un contesto segnato dall’aumento dei costi e dalle difficoltà di accesso alla casa, redditi così contenuti rendono più complesso costruire un percorso di autonomia. Per Denti, servono interventi sulla contrattazione territoriale e investimenti locali capaci di sostenere le retribuzioni e la stabilità delle famiglie cremonesi.

Divari tra generi, province e settori

Il rapporto mette in evidenza anche la distanza tra uomini e donne. La retribuzione media maschile in Lombardia è pari a 34.714,35 euro, mentre quella femminile si ferma a 24.707,09 euro, con una differenza del 28,83%. A incidere sono la maggiore diffusione del part-time, la discontinuità lavorativa e la minore presenza delle donne nelle posizioni apicali.

Il confronto tra i territori mostra una Lombardia a più velocità. Milano è l’unica provincia sopra la media regionale, con 35.670,14 euro di retribuzione media annua, mentre Sondrio registra il valore più basso, pari a 22.653,50 euro. Per quanto riguarda la continuità lavorativa, Lecco raggiunge la quota più alta di occupati presenti al lavoro per 52 settimane, il 75,69%. Pavia presenta invece la maggiore incidenza dei contratti a tempo determinato, al 23,73%.

Particolarmente ampio è anche il divario tra i comparti produttivi: si va dai 67.750,86 euro medi della finanza e delle assicurazioni ai 13.215,45 euro dell’alloggio e della ristorazione. In quest’ultimo settore il 76,20% dei lavoratori non raggiunge i 20mila euro annui. Per la UIL, quindi, la sfida non consiste soltanto nell’aumentare il numero degli occupati, ma nel migliorare la qualità dell’occupazione e la capacità dei salari di garantire sicurezza e autonomia.

Tra le priorità indicate dal sindacato figurano il rinnovo dei contratti nazionali, il rafforzamento della contrattazione aziendale e territoriale, il contrasto alla precarietà e al part-time involontario e il collegamento delle risorse pubbliche alla qualità del lavoro. Nel Cremonese, il tema viene ricondotto soprattutto alla necessità di creare occupazione stabile e meglio retribuita, attraverso investimenti e politiche coerenti con le caratteristiche della provincia.