Massimo Lorusso aveva 17 anni quando un tuffo in mare, durante un breve soggiorno a Rimini, cambiò per sempre il corso della sua esistenza. Era il 14 agosto 1988 e il ragazzo, nato e cresciuto a Milano, si trovava in Riviera con un amico per trascorrere il fine settimana di Ferragosto. Aveva appena saputo della nascita di una figlia e pensava di tornare a casa per costruire una famiglia insieme alla madre della bambina.
Da uno dei pontili di legno della costa riminese Lorusso prese la rincorsa e si tuffò, senza immaginare che l’acqua fosse profonda appena un metro. L’impatto con il fondale fu violentissimo: batté la testa e rimase in mare, immobile, mentre intorno a lui si radunavano i presenti. Dopo i primi soccorsi fu trasportato all’ospedale di Rimini e quindi trasferito in elisoccorso al Rizzoli di Bologna, dove venne sottoposto a un intervento urgente.
La lunga strada dopo l’incidente
Le conseguenze furono gravissime. I medici ritennero che non avrebbe più potuto muoversi e Lorusso si ritrovò paralizzato dal collo in giù, con una mobilità minima degli arti superiori. Nei decenni successivi dovette affrontare scoraggiamento, depressione e difficoltà familiari, oltre a un lungo periodo trascorso in strutture socio-sanitarie. In totale furono 15 anni vissuti passando da una struttura all’altra.
Nel rapporto con la figlia ci fu una separazione dolorosa. Lorusso racconta di averla incontrata nuovamente quando aveva 12 anni, dopo sette anni senza poterla vedere. Oggi i due si sentono con regolarità. Una svolta nella sua vita è arrivata anche grazie all’incontro con Sonia, che ha sposato nel 2019. Da allora ha potuto tornare a vivere stabilmente in casa, contando sull’aiuto della moglie.
Il racconto affidato alla scrittura
Nel tempo Lorusso ha trovato nella lettura uno spazio importante e ha imparato a gestire molte attività con il comando vocale. Riesce inoltre a muovere autonomamente la carrozzina. La scelta di concentrarsi su ciò che può ancora fare, invece che sulle capacità perdute, gli ha permesso di affrontare una nuova fase dell’esistenza.
Dopo aver mantenuto il silenzio per quasi quattro decenni, ha deciso di raccontare la propria esperienza nel libro La voce del silenzio – Quello che le parole non dicono. Il volume ripercorre non soltanto l’incidente e le sue conseguenze, ma anche le origini e la storia della famiglia dell’autore. La pubblicazione è avvenuta il 14 agosto 2026, una data scelta perché coincide con l’anniversario del giorno che segnò la fine della sua vita precedente.
Lorusso spera che il libro possa attirare l’attenzione di un editore, anche perché, vivendo con la pensione sociale, non ha la possibilità di sostenere autonomamente nuovi investimenti. Il messaggio che affida alla sua vicenda riguarda la possibilità di reagire alle difficoltà e di continuare a scegliere, nonostante dolore e sofferenza, la strada da percorrere.