Internazionale

Giappone, oltre 107mila centenari: i fattori della longevità

Alimentazione equilibrata, movimento quotidiano, prevenzione e relazioni sociali accompagnano l’invecchiamento in buona salute.

Il Giappone ha superato la soglia dei 107.677 centenari, secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dal Ministero della Salute. Il numero degli ultracentenari cresce senza interruzioni da oltre cinquant’anni e rappresenta una delle concentrazioni più alte al mondo. Il dato evidenzia anche una netta prevalenza femminile: l’88% delle persone oltre i cent’anni è donna, pari a più di 89mila individui.

La condizione giapponese viene osservata con interesse perché all’elevata presenza di persone molto anziane si associa, in molti casi, una buona condizione fisica. Non esiste però una singola spiegazione. La cosiddetta ricetta nipponica deriva dall’integrazione di alimentazione, attività quotidiana, prevenzione sanitaria e relazioni sociali, insieme a una filosofia di vita orientata al senso di appartenenza e alla partecipazione.

Il modello alimentare e il movimento quotidiano

Un ruolo centrale è attribuito al Washoku, la cucina tradizionale giapponese riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il modello privilegia semplicità, stagionalità e equilibrio nutrizionale, con verdure, alghe, riso in quantità moderate e alimenti a base di soia fermentata, come miso, tofu e natto. Il consumo frequente di pesce, tra cui salmone, sgombro e sardine, assicura acidi grassi Omega-3. Il tè verde, nelle varietà matcha e sencha, completa una consuetudine alimentare ricca di catechine e antiossidanti.

Tra le abitudini associate all’isola di Okinawa c’è l’Hara Hachi Bu, il principio secondo cui occorre smettere di mangiare quando ci si sente sazi all’80%. L’obiettivo è contenere l’apporto calorico senza rinunciare ai nutrienti. Anche il movimento è inserito nella vita di tutti i giorni: molti anziani camminano per fare la spesa, occuparsi dell’orto o utilizzare i mezzi pubblici. A questo si aggiunge la Radio Taiso, una ginnastica comunitaria fatta di brevi esercizi di stretching e calisthenics, praticati fin dalla scuola e mantenuti anche in età avanzata.

Ikigai, relazioni e prevenzione

Nel modello giapponese la salute fisica è collegata a quella psicologica. L’Ikigai, cioè la ragione per alzarsi al mattino, indica il proposito personale che mantiene attivi e coinvolti. Gli anziani continuano a partecipare alla vita della comunità attraverso artigianato, volontariato, giardinaggio o cura dei nipoti. A Okinawa, inoltre, i moai sono reti di sostegno reciproco che offrono nel tempo supporto emotivo e finanziario, contribuendo a contrastare la solitudine.

La prevalenza delle donne tra gli ultracentenari riflette un fenomeno osservato a livello globale. Tra le spiegazioni indicate figurano la protezione cardiovascolare legata agli estrogeni prima della menopausa e il doppio cromosoma X, associato a una maggiore resilienza del sistema immunitario. Incidono anche differenze storiche negli stili di vita: le donne giapponesi hanno registrato tassi inferiori di consumo di alcol e tabacco rispetto agli uomini e una forte partecipazione alle reti sociali locali.

Un ulteriore elemento è il sistema sanitario universale. Dagli anni Sessanta il governo ha promosso screening di massa gratuiti per la diagnosi precoce di tumori e malattie cardiovascolari, oltre a campagne per il controllo dell’ipertensione e la riduzione dell’eccesso di sale. Nel complesso, i dati suggeriscono che l’invecchiamento in buona salute sia legato a una combinazione di prevenzione, alimentazione, attività moderata e legami sociali, più che a un singolo alimento o comportamento.