Torino (TO)

Alla Mole la mostra sulle battaglie di Gillo Pontecorvo

Il patrimonio donato dalla famiglia ripercorre sei nuclei tematici attraverso documenti, pellicole e il Leone d’oro del 1966.

Il Museo Nazionale del Cinema dedica a Gillo Pontecorvo la mostra Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra, in programma dal 16 ottobre al 5 aprile 2027 alla Mole Antonelliana. L’esposizione nasce a vent’anni dalla scomparsa del regista e a sessant’anni dall’assegnazione del Leone d’oro a La battaglia di Algeri, il film che nel 1966 gli valse il principale riconoscimento della Mostra del Cinema di Venezia.

Il percorso espositivo utilizza materiali dell’Archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo del Cinema. Pellicole, fotografie, documenti e apparecchiature ricostruiscono la carriera dell’autore e aiutano a delinearne anche la vicenda personale, segnata dagli eventi politici e sociali del Novecento. L’obiettivo non è soltanto ripercorrere i film, ma mostrare come la sua opera abbia raccontato conflitti e trasformazioni ancora presenti nel dibattito contemporaneo.

Sei temi per raccontare un autore

La mostra è organizzata attorno a sei parole chiave, ciascuna collegata a una battaglia civile e artistica. La prima è la Resistenza, esperienza centrale nella vita di Pontecorvo e documentata anche dalle carte d’identità con nomi falsi utilizzate durante la clandestinità. Nato a Pisa e quinto di otto figli di un imprenditore tessile ebreo, il regista lasciò la città nel 1938, dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste. Si trasferì prima a Parigi e poi a Saint-Tropez, dove entrò in contatto con il Partito Comunista Italiano e partecipò alla Resistenza.

Un’altra sezione affronta il genocidio, tema sviluppato nel secondo lungometraggio del regista, Kapò. Seguono i nuclei dedicati all’autodeterminazione e al colonialismo, rappresentati soprattutto da La battaglia di Algeri. Il film, realizzato anche con attori non professionisti e caratterizzato da un forte realismo, mise in scena gli aspetti più duri del conflitto anticoloniale. Le sequenze crude e l’impostazione dell’opera provocarono, in più occasioni, problemi legati alla censura.

Dalla vicenda personale al cinema

Il tema dell’emancipazione, in particolare di quella femminile, attraversa diverse opere di Pontecorvo, da Giovanna a Kapò. L’ultima sezione è dedicata all’evoluzione e presenta il Leone d’oro del 1966, esposto per la prima volta. Il riconoscimento diventa anche il punto di partenza per riflettere sull’attività di Pontecorvo alla Mostra del Cinema di Venezia e sulla sua attenzione al coinvolgimento delle nuove generazioni, sia nella realizzazione dei film sia nella partecipazione del pubblico in sala.

«L’opera di Gillo Pontecorvo appartiene a tutti. Appartiene all’Italia, appartiene al mondo, appartiene al Novecento e lo scavalca», osserva Carlo Chatrian, direttore del Museo del Cinema. Chatrian sottolinea il lavoro congiunto dell’archivio storico, della cineteca, della fototeca, della manifestoteca e delle altre sezioni del museo. I curatori Mauro Genovese e Caterina Massignani spiegano invece che il fulcro dell’esposizione non sono soltanto gli avvenimenti narrati nei film, ma il significato che assumono nel collegare le battaglie del passato a quelle del futuro.