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Concorso INPS 2026, come affrontare la prova scritta

Due sezioni, soglia di 21/30 e brani tecnico-giuridici: ecco la struttura dell’esame

Per i candidati al Concorso INPS 2026 destinato a 1.695 funzionari dell’Area PECS, la prova scritta rappresenta uno dei passaggi centrali della selezione. Il punteggio ottenuto, insieme alla valutazione dei titoli, concorre infatti alla formazione della graduatoria finale. L’esame si svolge con strumenti informatici messi a disposizione dall’Istituto nelle sedi indicate e richiede una preparazione mirata, diversa da quella basata soltanto sui quiz tradizionali.

La prova è articolata in due sezioni distinte, entrambe valutate in trentesimi. Per ciascuna è prevista una soglia minima di 21/30: non raggiungerla anche in una sola parte comporta l’esclusione, indipendentemente dal risultato ottenuto nell’altra. Per questo motivo, lo studio deve procedere in parallelo, senza concentrare tutte le energie su un’unica tipologia di quesito.

Brani tecnico-giuridici e scenari situazionali

La Sezione A prevede l’analisi di tre brani tecnico-giuridici, con lacune da completare scegliendo il termine o l’istituto corretto tra quattro alternative. I testi sono accompagnati da domande di comprensione. Le aree coinvolte comprendono diritto del lavoro e della previdenza, legislazione sociale e servizi per l’impiego, pianificazione e controllo di gestione, organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione, ordinamento e competenze dell’INPS, lingua inglese e competenze informatiche.

Ogni brano presenta in genere otto o nove lacune numerate. Le risposte errate non sono necessariamente palesi: possono richiamare istituti realmente esistenti, ma non pertinenti al passaggio, oppure confondere rapporti come regola ed eccezione, obbligo e facoltà. Le domande successive verificano inoltre la capacità di seguire il ragionamento del testo, non soltanto di ricordare una definizione o una percentuale.

La Sezione B propone invece scenari e casi situazionali con alternative predefinite. In questo caso sono valutate soprattutto capacità decisionali, problem solving, organizzazione del lavoro, competenze relazionali e comportamentali e individuazione delle priorità. Non si tratta quindi di verificare in senso stretto la conoscenza delle norme, ma di individuare la risposta più adeguata in situazioni operative.

Come organizzare lo studio

Un primo passaggio utile consiste nel mettere a confronto istituti simili, costruendo schede sulle principali opposizioni concettuali: obbligo e facoltà, regola e deroga, sospensione ed esonero, computo ed esclusione dal computo. Il formato a completamento richiede infatti di valutare la coerenza di una parola con l’intero ragionamento, non soltanto la sua correttezza isolata.

È consigliabile leggere il brano per intero prima di esaminare le alternative, provando a individuare mentalmente il concetto mancante. Dopo ogni esercitazione, occorre analizzare anche gli errori: un’opzione può sembrare plausibile perché richiama un istituto reale, applicato però al contesto sbagliato. La Sezione B va preparata con la stessa attenzione, allenandosi a riconoscere priorità e soluzioni operative tra risposte apparentemente ragionevoli.

Tra i materiali disponibili viene indicata anche una simulazione sul collocamento mirato previsto dalla legge 68 del 1999, tratta da un manuale Maggioli dedicato alla prova scritta. Il testo propone brani a completamento e quesiti di comprensione sulle materie del bando. Materiali costruiti sul formato dell’esame possono essere utilizzati per esercitarsi sulla lettura dei testi e sulle distinzioni tra istituti, senza limitarsi ai quiz generici.