La salute riproduttiva viene spesso affrontata soltanto quando una coppia decide di avere un figlio o quando emergono difficoltà nel concepimento. Secondo Chiara Maffei, imprenditrice con esperienza nel settore farmaceutico e della medicina naturale, sarebbe invece utile parlarne prima, come parte integrante della prevenzione e della consapevolezza individuale.
Da questa riflessione è nato un progetto nutraceutico sviluppato a partire dallo studio dell’avocado. L’interesse per questo alimento ha portato a esaminare la letteratura scientifica sul rapporto tra consumo di avocado, metabolismo e percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita. Il successivo lavoro di ricerca e sviluppo si è concentrato su un processo proprietario di biofermentazione, pensato per intervenire sulle componenti dell’alimento e sulla formazione di metaboliti di possibile interesse nutraceutico.
Maffei sottolinea però la necessità di distinguere tra la ricerca sull’ingrediente e le evidenze cliniche relative ai singoli prodotti. L’obiettivo dichiarato, spiega, non è proporre una soluzione miracolosa, ma formulazioni basate su una precisa logica nutrizionale. La linea comprende prodotti destinati a momenti diversi: dal periodo preconcezionale alla gravidanza e all’allattamento, con combinazioni di nutrienti che includono folato, vitamina D, zinco, vitamina B6, myo-inositolo e coenzima Q10. Un’altra formulazione è orientata al sostegno dell’equilibrio ormonale fisiologico nelle diverse fasi del ciclo.
Un approccio rivolto alla coppia
Il progetto non riguarda soltanto la componente femminile. Una formulazione specifica è stata sviluppata per il benessere riproduttivo maschile, in collaborazione con professionisti che si occupano di biologia della riproduzione. Anche in questo caso viene indicato un supporto nutrizionale, non una terapia né una promessa di risultato.
L’inclusione degli uomini nasce dalla constatazione che il tema della fertilità è ancora percepito soprattutto come una questione femminile. Le donne vengono generalmente abituate fin da giovani ai controlli ginecologici e all’attenzione verso il ciclo, mentre gli uomini spesso si confrontano con la propria salute riproduttiva solo quando compare un problema. Per questo, secondo Maffei, è importante promuovere un dialogo che coinvolga entrambi i componenti della coppia.
Informazione per superare i tabù
Tra gli obiettivi del progetto c’è anche il superamento dei tabù legati all’infertilità e alle difficoltà di concepimento. Un test negativo può essere vissuto come una colpa e molte persone faticano a raccontare il proprio percorso. La divulgazione, sostiene Maffei, può contribuire a ridurre il senso di solitudine e a normalizzare la richiesta di informazioni o il ricorso a uno specialista.
Le domande raccolte riguardano il periodo precedente alla gravidanza, il social freezing, la fertilità maschile e il modo di orientarsi in caso di difficoltà. In molti casi, osserva l’imprenditrice, la prima esigenza non è acquistare un prodotto, ma trovare informazioni comprensibili. Il messaggio conclusivo è che una difficoltà nel concepire non definisce il valore di una persona e non rappresenta un fallimento. Parlare di fertilità con maggiore libertà può aiutare a favorire una consapevolezza più ampia, senza creare ansia e senza sostituire il confronto con i professionisti sanitari.