Licenziato dopo anni di avances e contatti indesiderati

La lavoratrice aveva cambiato turni per sottrarsi agli approcci: respinto il ricorso dell’ex dipendente

Un operaio manutentore di un’azienda produttrice di piadine è stato licenziato per giusta causa dopo le accuse presentate da una collega. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, l’uomo avrebbe rivolto alla lavoratrice insistenti tentativi di avvicinamento e contatti fisici non desiderati, nonostante i rifiuti ricevuti.

Le contestazioni della collega

La vicenda sarebbe iniziata nel 2020 e si sarebbe protratta per anni. La dipendente ha riferito di frasi insistenti e di comportamenti che le avrebbero provocato disagio sul luogo di lavoro. Per evitare il collega, la lavoratrice avrebbe scelto anche i turni notturni, modificando così la propria organizzazione lavorativa.

Le contestazioni avrebbero riguardato anche un nuovo episodio verificatosi nel gennaio 2024. L’operaio, secondo la ricostruzione esaminata dai giudici, avrebbe continuato a cercare un contatto con la collega attraverso avances e atteggiamenti non graditi. L’azienda ha quindi deciso di interrompere il rapporto di lavoro, ritenendo i fatti incompatibili con la permanenza del dipendente.

Il ricorso respinto

Il lavoratore ha impugnato il licenziamento, contestando le accuse e sostenendo che la sanzione fosse sproporzionata. Dopo la pronuncia del Tribunale di Rimini, anche la Corte d’Appello di Bologna ha confermato il provvedimento adottato dall’azienda.

I giudici hanno qualificato i comportamenti contestati come molestie sessuali, ritenendoli incompatibili con il rapporto fiduciario necessario tra dipendente e datore di lavoro. Il ricorso è stato quindi respinto e l’uomo è stato condannato anche al pagamento di 3mila euro di spese legali. La vicenda riguarda un’azienda situata a Riccione, dove si sarebbero verificati i fatti e si svolgeva il rapporto di lavoro.