Le parole e la musica di Francesco Guccini hanno aperto la 27esima edizione della Giornata europea della cultura ebraica, dedicata quest’anno al tema dell’amore. La cerimonia si è svolta nella sinagoga di via Finzi, nel centro di Bologna, città capofila della manifestazione. In prima fila il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme al sindaco Matteo Lepore, al capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, al senatore Pier Ferdinando Casini, alle autorità e ai rappresentanti delle forze dell’ordine. I partecipanti hanno indossato la kippah, il tradizionale copricapo ebraico.
L’omaggio a Guccini
L’apertura è stata affidata a Shomèr ma mi-llailah?, brano pubblicato da Guccini nel 1983 e ispirato a una domanda contenuta nel libro di Isaia: Sentinella, quanto resta della notte?. L’omaggio ha richiamato il rapporto tra il cantautore, Bologna e la cultura ebraica. Daniele De Paz, presidente della Comunità ebraica di Bologna, ha spiegato che la scelta nasce dal legame profondo tra Guccini e la città, indicando nella ricerca della luce anche nei momenti più difficili uno dei significati della giornata.
De Paz ha quindi collegato il tema dell’edizione 2026 alla necessità di superare appartenenze e divisioni. Il presidente della Comunità ebraica ha auspicato che dalla manifestazione arrivi un messaggio in difesa del diritto di ogni persona a vivere senza paura e a non essere resa cieca dal dolore dell’altro. Il riferimento alla notte e all’attesa dell’alba è stato presentato come un invito a scegliere da che parte stare di fronte alle ombre del presente.
L’allarme sull’antisemitismo
Nel suo intervento il sindaco Matteo Lepore ha richiamato la natura plurale dell’Emilia-Romagna e le difficoltà della convivenza tra comunità diverse. Secondo il primo cittadino, l’amore non deve essere inteso come un sentimento privato o consolatorio, ma come una responsabilità con conseguenze pubbliche. Lepore ha citato il principio secondo cui chi salva una sola vita salva il mondo intero, mettendolo in relazione con i conflitti e con le divisioni del presente.
Il sindaco ha poi lanciato l’allarme sulla crescita dell’antisemitismo in Italia e sulla diffusione di un linguaggio che torna a descrivere una minoranza come meno legittima o meno benvenuta. Da qui l’invito a trasformare il tema della giornata in un impegno concreto, anche attraverso lo studio delle minoranze nelle scuole e la protezione delle comunità minacciate. Lepore ha inoltre chiesto di impedire che il linguaggio d’odio venga normalizzato nello spazio pubblico e ha invitato i bolognesi a conoscere la realtà ebraica della città.
Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha segnalato il restringimento degli spazi di espressione per gli ebrei, per l’ebraismo, per Israele e per gli israeliani. A suo giudizio, il fenomeno si manifesta anche attraverso una esclusione silenziosa, legata alla difficoltà di organizzare iniziative con voci ebraiche per il timore di contestazioni. Ottolenghi ha sottolineato che questa sofferenza è avvertita soprattutto dalle nuove generazioni e ha richiamato il ruolo della democrazia nella tutela degli spazi di confronto, anche quando il dialogo diventa più difficile.