Toscana

L’archivio Salviati racconta secoli di storia economica

Seimila documenti tra pergamene, mappe e inventari mostrano legami, commerci e patrimoni di una famiglia fiorentina

Migliaia di pagine, circa 6.500 unità e una storia che attraversa secoli di economia, patrimoni e rapporti con il territorio. È il Diplomatico Salviati, conservato alla Scuola Normale, considerato uno dei principali archivi privati italiani per lo studio della storia economica toscana ed europea.

L’antica famiglia fiorentina di mercanti e banchieri ebbe infatti numerosi legami con Pisa. Nel quartiere di San Martino si trova ancora il palazzo che porta il nome dei Salviati, acquistato dalla famiglia intorno alla metà del Quattrocento per ospitare una sede del proprio banco mercantile e finanziario. L’edificio passò poi stabilmente ai Salviati alla fine del XV secolo e conserva ancora elementi architettonici e stemmi storici.

Carte, inventari e pergamene

Il Diplomatico raccoglie circa 600 documenti pergamenacei e cartacei relativi a beni, benefici e concessioni fiscali, compresa quella sul sale. Le pergamene, datate a partire dal XII secolo, sono custodite in un armadio; alcune conservano fili di seta, altre bolle papali. Accanto agli atti economici e giuridici compaiono anche materiali legati alla vita quotidiana, come inventari di argenti, quadri, gioielli, scarpe e calzini.

Tra i documenti dell’archivio figurano anche le carte relative a villa del Ponte alla Badia, a Firenze. La documentazione ricostruisce nel dettaglio le spese sostenute per l’acquisto dei mattoni e per il trasporto dei materiali. L’archivista Maddalena Taglioli ha ricordato inoltre la presenza delle trascrizioni degli atti con cui Eleonora di Toledo ottenne dai Salviati il denaro necessario, intorno alla metà del Cinquecento, per acquistare Palazzo Pitti.

Le tenute e le mappe

Un’altra parte significativa riguarda la bonifica della zona di Migliarino, allora paludosa. Nel 1521 la tenuta, estesa per circa 3mila ettari nell’area oggi compresa nel Parco di San Rossore, entrò stabilmente nei possedimenti della famiglia. I Salviati unificarono così una delle più ampie tenute litoranee della Toscana.

Nella Sala Azzurra di Palazzo della Carovana sono conservate anche alcune piante dei possedimenti di Camillo Borghese, figlio di Anna Maria Salviati e marito di Paolina Bonaparte. La raccolta comprende una sezione cartografica e architettonica di grande ampiezza, oltre a uno spartito musicale ottocentesco dedicato allo stesso Borghese.

La conservazione e la consultazione di questo patrimonio presentano però diverse difficoltà. Alcuni registri hanno un formato che obbliga a leggere contemporaneamente le parti sinistra e destra, rendendo impossibile una lettura lineare. Secondo Taglioli, i sistemi di intelligenza artificiale non riescono ancora a interpretare completamente questi materiali, anche a causa della lingua utilizzata e della grafia. Nei documenti dell’epoca, inoltre, solo entrate e uscite venivano annotate con particolare precisione.

Restano infine i problemi legati agli spazi e alla digitalizzazione. I supporti informatici possono diventare rapidamente obsoleti e la riproduzione digitale non è sempre semplice, soprattutto per le dimensioni e le caratteristiche dei registri. Per questo il documento cartaceo continua a conservare elementi difficili da sostituire, offrendo una lettura diretta di vicende economiche, familiari e territoriali che hanno segnato la storia toscana.