Toscana

Sicurezza, il Pd critica la direttiva sul volto riconoscibile

Il provvedimento riprende una norma del 1975 e non prevede sanzioni specifiche

Il Partito democratico critica la direttiva approvata dalla Giunta di Cortona sul divieto di accesso agli immobili comunali con il volto non riconoscibile. Secondo la posizione espressa dal Pd, il tema della sicurezza deve essere affrontato con serietà e senza trasformarlo in uno strumento di propaganda o di contrapposizione politica.

La direttiva stabilisce che chi entra negli edifici comunali debba poter essere identificato. Il provvedimento, osserva il Pd, riprende però quanto già previsto dalla legge 152 del 1975, che vieta, senza giustificato motivo, l’uso di caschi protettivi o di altri mezzi capaci di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in un luogo pubblico o aperto al pubblico.

Il nodo della norma già esistente

Il principio dell’identificabilità negli uffici pubblici viene considerato condivisibile, sia per ragioni di sicurezza sia per garantire la neutralità delle istituzioni. La contestazione riguarda invece l’opportunità di adottare una nuova direttiva su una materia già disciplinata dalla legislazione nazionale e, in particolare, l’assenza di sanzioni concrete nel provvedimento comunale.

Il Pd si chiede quindi se la norma esistente non sia stata applicata fino a oggi e se fosse necessario un ulteriore intervento. Nella posizione diffusa, si sostiene che quando si decide di intervenire sulla sicurezza occorra farlo attraverso regole chiare, definendo con precisione ambito di applicazione e conseguenze per chi le viola.

Un ulteriore elemento di critica riguarda il linguaggio utilizzato nella direttiva. Il riferimento a costumi e usanze viene interpretato dal Pd come un richiamo al dibattito nazionale sull’uso del velo islamico, del burqa e del niqab. Secondo il partito, questa scelta rischierebbe di alimentare paure e contrapposizioni invece di contribuire alla gestione concreta dell’accesso agli edifici pubblici.

Le proposte per la sicurezza

Nella presa di posizione si sostiene che la sicurezza non possa essere garantita soltanto attraverso annunci o messaggi politici. Il richiamo è a un’azione amministrativa basata sull’applicazione delle leggi, sull’efficienza dei servizi, sulla prevenzione dei conflitti e sulla promozione dell’inclusione e della convivenza.

Il Pd indica inoltre un modello fondato sul coordinamento tra scuola, servizi sociali e mediazione dei conflitti, insieme alla collaborazione con le forze dell’ordine. L’obiettivo, secondo il partito, dovrebbe essere tenere insieme tutela della sicurezza, rispetto della dignità e diritti delle persone, evitando iniziative considerate principalmente orientate a produrre consenso.

La conclusione della posizione è un invito a ridurre la propaganda e a privilegiare il buon governo. La direttiva della Giunta di Cortona viene così presentata come un atto ritenuto formalmente coerente con un principio già previsto dalla legge, ma giudicato insufficiente e privo di effetti concreti sul piano della sicurezza.