Piemonte

Quattro storie per conoscere un patrimonio sorprendente

Monumenti, giardini, una colonna e le nozze di De Sica raccontano un capoluogo ricco di vicende singolari.

Il Settembre Astigiano richiama ogni anno l’attenzione sulla storia cittadina attraverso costumi, tamburi, bandiere e la competizione tra Rioni e Borghi. Accanto alla sfilata e alla corsa, il territorio offre però numerose testimonianze meno note, disseminate tra piazze, chiese e giardini. Quattro vicende aiutano a leggere il patrimonio di Asti da prospettive diverse, tra personaggi, opere d’arte e tradizioni locali.

Monumenti e luoghi della memoria

Al centro di piazza Santa Maria Nuova si trova il monumento dedicato al conte Federico Cotti di Ceres, esponente della borghesia astigiana nato nel 1819 e morto nel 1849, a soli 30 anni. Il conte destinò gran parte delle proprie ricchezze ad attività benefiche e fu tra i principali sostenitori dell’ospedale cittadino. Dopo la sua morte, il Comune commissionò allo scultore torinese Giuseppe Dini una statua commemorativa, inizialmente collocata all’interno dell’ospedale e trasferita nel maggio 1931 nell’aiuola della piazza.

Il piedistallo conserva una formella in marmo che raffigura la carità. L’immagine femminile presenta una mano con sei dita, un particolare che può essere osservato come errore esecutivo o elemento simbolico. Di fronte al monumento sorge la chiesa di Santa Maria Nuova, tra le più antiche della città, già abbazia degli Agostiniani e poi sede dei canonici Lateranensi. L’edificio custodisce anche due dipinti attribuiti al pittore Gandolfino.

Un altro spazio significativo è rappresentato dai giardini pubblici, realizzati nel 1875 e ampliati nel 1883 nell’area compresa tra l’attuale corso Felice Cavallotti, un tempo viale del Gazogeno, e piazza Campo del Palio. Il progetto fu affidato ai fratelli Marcellino e Giuseppe Roda, noti come giardinieri dei Savoia. Nel corso di oltre un secolo e mezzo, il parco ha ospitato animali esotici, fiere vinicole e momenti di socialità cittadina.

Tra le presenze botaniche più importanti si segnalano una paulownia risalente al primo impianto e due imponenti gingko biloba, collocati ai margini dei viali. I giardini, arricchiti anche da diversi monumenti, sono ancora oggi uno dei principali luoghi verdi della città e conservano la memoria delle trasformazioni urbane avvenute dopo la rivoluzione industriale.

Dalla colonna della Misericordia alle nozze di De Sica

Tra piazza Catena e piazzetta del Seminario si trova una colonna di pietra grigia alta circa 6,17 metri. Fu collocata nel 1585, durante l’epidemia di peste, e ricostruita nel 1697 per iniziativa del vescovo Innocenzo Milliavacca. Il manufatto è legato alla Confraternita della Misericordia, incaricata di assistere i carcerati e i condannati a morte, spesso giustiziati per impiccagione.

La confraternita aveva il privilegio di ottenere una volta all’anno la grazia per un condannato, ma il diritto fu esercitato raramente. Nel 1687, ai piedi della colonna, furono bruciati i lacci utilizzati per l’impiccagione di un membro della stessa Misericordia, che avrebbe potuto essere graziato dai confratelli. Alle spalle del monumento si trova il Seminario Vescovile, edificio barocco progettato da Benedetto Alfieri, dove l’antico refettorio conserva una Natività con i santi Bartolomeo e Benedetto, un’altra opera di Gandolfino.

La chiesa di San Pietro fu invece teatro, il 10 aprile 1937, del matrimonio tra gli attori Vittorio De Sica, 36 anni, e Giuditta Rissone, 42. La cerimonia fu celebrata dal parroco Emilio Cavallotto e si svolse in forma sobria, con un corteo ristretto, una colazione e il rientro degli sposi a Torino per gli impegni teatrali.

L’edificio, consacrato nel 1929, custodisce la Madonna del Tempo, statua lignea trecentesca collegata alla storia dei Templari. La scultura, alta circa un metro e raffigurante la Madonna con Bambino, proveniva dalla precettoria astigiana della Madonna del Tempio, distrutta nel Seicento. Rimasta per anni poco visibile, fu restaurata e nel 2019 nuovamente collocata all’interno della chiesa, dove è oggi accessibile ai visitatori.