Toscana

I volti inventati che mettono alla prova lo sguardo

Arezzo, Rosy Boa presenta fino al 13 settembre 2026 una raccolta di figure immaginate dalla pittrice Grazia Mori.

Guardare un volto significa spesso attribuirgli, in modo immediato, un carattere, un’intenzione o una storia. È questo il punto di partenza della mostra Uomini impassibili, donne arrabbiate, personale della giovane artista aretina Grazia Mori, allestita negli spazi di Rosy Boa ad Arezzo.

I soggetti dipinti non sono persone incontrate per strada, ritratti commissionati o immagini ricavate da fotografie e ricordi. Mori costruisce figure immaginarie, prive di una biografia verificabile e di un’identità precedente alla loro comparsa sulla tela. Proprio l’assenza di una storia definita rende i personaggi stranieri e, nello stesso tempo, sorprendentemente familiari.

Il volto come spazio di interpretazione

Di fronte alle opere nasce spontanea la necessità di capire chi siano quegli uomini e quelle donne, cosa sia accaduto loro e quale significato abbiano le espressioni dipinte. Uno sguardo può apparire malinconico, arrogante o impassibile; una bocca può suggerire tristezza, rabbia o disprezzo. Tuttavia, nei lavori esposti non esiste una risposta capace di confermare o smentire le interpretazioni di chi osserva.

Il ritratto diventa così un dispositivo in cui il soggetto è inventato, mentre la reazione dello spettatore è reale. Tra ciò che gli occhi registrano e ciò che la mente ritiene di vedere si apre uno spazio nel quale entrano memoria, desiderio, esperienza, paura e pregiudizio. Ogni volto diventa una superficie sulla quale il pubblico proietta una parte di sé.

La pittura di Mori lavora proprio su questo cortocircuito. Le sue immagini appartengono a un mondo immaginativo e irrazionale, apparentemente distante dalla realtà, ma capace di interrogare il modo in cui la realtà viene percepita. Le figure non sono mai esistite prima della loro rappresentazione, eppure acquistano una presenza concreta nel momento in cui vengono osservate.

Una mostra sul modo di guardare

Il titolo Uomini impassibili, donne arrabbiate offre già una possibile chiave di lettura e, al tempo stesso, una tentazione: attribuire un sentimento ai personaggi prima ancora di averli osservati con attenzione. L’esposizione non propone soltanto una sequenza di volti, ma mette in discussione il processo con cui si costruiscono identità, caratteri, emozioni e storie a partire da pochi elementi visivi.

La mostra si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo della pittura nel rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe indistinto. L’artista inventa i soggetti, mentre chi guarda li completa con ciò che conosce, teme o desidera riconoscere. In questo senso, i personaggi raccontano qualcuno che non esiste, ma finiscono soprattutto per rivelare qualcosa sul loro osservatore.

La personale di Grazia Mori prosegue fino al 13 settembre 2026 negli spazi di Rosy Boa ad Arezzo. Il percorso espositivo invita a soffermarsi non solo sulle immagini, ma anche sulle reazioni che suscitano e sui significati che ogni visitatore tende ad attribuire loro.