Giovanni Esposito, fratello di Monica, una delle vittime della strage del 16 maggio, ha presentato una querela nei confronti del sindaco di Modena Massimo Mezzetti. Al centro dell’iniziativa legale ci sono alcune dichiarazioni pubbliche del primo cittadino che Esposito ritiene diffamatorie e lesive della propria reputazione.
L’uomo, assistito dall’avvocata Deborah De Cicco, ha spiegato all’Ansa di aver deciso di rivolgersi alla magistratura per le conseguenze psicologiche e sociali che, a suo dire, avrebbe subito dopo le parole pronunciate dal sindaco. Il riferimento è in particolare agli interventi del 26 maggio, affidato a un videomessaggio diffuso sui social, e del 15 giugno, durante una seduta del Consiglio comunale, il cui video è stato successivamente rilanciato online.
Le tensioni dopo la tragedia
Dopo la strage, Esposito aveva intrapreso una battaglia pubblica attraverso interviste televisive e dichiarazioni sui social. Il percorso era culminato il 29 luglio in una manifestazione organizzata in Piazza Grande. La scelta, secondo quanto riferito, non era stata condivisa dalla famiglia di Monica e aveva contribuito ad alimentare tensioni interne, poi richiamate in alcuni passaggi degli interventi del sindaco.
Esposito sostiene che Mezzetti lo abbia descritto pubblicamente come un familiare manipolatore e come una persona in malafede, accusandolo di strumentalizzare il proprio dolore e quello degli altri. Nella querela vengono inoltre contestati i riferimenti del sindaco alla coesione della famiglia e al rapporto di Esposito con i propri familiari.
Secondo il fratello della vittima, quelle affermazioni avrebbero rappresentato un’ingerenza nella sua sfera privata e familiare, con un danno alla sua immagine sociale. La querela è stata presentata per l’ipotesi di diffamazione aggravata. Esposito contesta anche il luogo e il momento in cui le parole sarebbero state pronunciate: a suo giudizio, il sindaco avrebbe utilizzato la sede del Consiglio comunale, in una fase segnata da un grave lutto, per esprimere valutazioni estranee alle finalità istituzionali dell’ente.
Le dichiarazioni del fratello di Monica ricostruiscono dunque un nuovo passaggio del conflitto emerso dopo la strage, tra iniziative pubbliche, dissensi familiari e prese di posizione istituzionali. Saranno ora gli organi competenti a valutare il contenuto delle frasi contestate e la sussistenza dell’ipotesi di reato indicata nella querela.