Toscana

Trenta ragazzi al lavoro per curare i beni pubblici

A Cascina, adolescenti dedicano due settimane alla manutenzione, con un buono da 50 euro destinato ai negozi del territorio.

Carta vetrata, pennelli e attrezzi sono gli strumenti con cui trenta ragazze e ragazzi tra i 13 e i 19 anni stanno partecipando a Ci Sto? Affare fatica!, il progetto giunto al quarto anno nel Comune di Cascina in collaborazione con la cooperativa sociale Arnera. L’iniziativa coinvolge i giovani nella cura dei beni pubblici e degli spazi del territorio.

I partecipanti sono divisi in due gruppi da quindici persone e, per due settimane, dedicano parte del loro tempo alla sistemazione di panchine, ringhiere e altri manufatti comunali. Al termine del percorso riceveranno un buono fatica da 50 euro, utilizzabile negli esercizi commerciali locali. Per alcuni, il contributo servirà anche ad acquistare il materiale necessario per il nuovo anno scolastico.

Un’attività tra impegno e relazioni

Tra i partecipanti c’è Nicholas Cannone, 16 anni, che ha conosciuto il progetto grazie al passaparola di un amico. Il ragazzo ha scelto di aderire per vivere un’esperienza diversa dal trascorrere l’estate a casa o uscire con gli amici. Nel corso delle attività ha contribuito a dare nuova vita agli oggetti del Comune e ha raccontato di aver scoperto di apprezzare il lavoro, oltre ad aver stretto nuove amicizie.

Con lui partecipa anche la gemella Lavinia, già presente nell’edizione precedente. Per la ragazza, il progetto rappresenta un’occasione per incontrare nuove persone e condividere con il fratello un’attività diversa dalla routine quotidiana. Tra i veterani c’è anche Matteo Cristiano, 16 anni, iscritto fin dalla prima edizione organizzata a Cascina. Il giovane ha spiegato di apprezzare il carattere formativo delle attività e il loro stimolo alla creatività.

Matteo ha ricordato, in particolare, il lavoro dello scorso anno sulle panchine di Navacchio, per le quali i partecipanti avevano proposto idee e decorazioni. Anche Alice Gammone, 15 anni, è tornata dopo la prima esperienza, attirata dalla possibilità di unire divertimento e impegno e di imparare a utilizzare nuovi strumenti.

La cura dei luoghi come responsabilità

Gli educatori Giacomo Braccini e Valentina Castellacci sottolineano la continuità della partecipazione. Nel gruppo della seconda settimana, spiegano, soltanto quattro ragazzi sono nuovi, mentre gli altri hanno già preso parte al progetto e spesso coinvolgono fratelli, sorelle e amici.

Secondo gli educatori, il rapporto con i luoghi sistemati tende a proseguire anche dopo la conclusione delle attività. I ragazzi continuano infatti a riconoscere panchine e ringhiere su cui hanno lavorato e mostrano disappunto quando le ritrovano danneggiate o imbrattate. Il progetto si propone così di affiancare all’attività manuale anche una maggiore attenzione verso i beni comuni.