Lombardia

Assunzioni precarie, la Cisl: così si perdono lavoratori

Nel 2025 oltre 35mila uscite volontarie e più del 10% degli ingressi interrotti nel periodo iniziale.

Il 74% dei contratti di assunzione in provincia di Bergamo è precario: si tratta di rapporti a tempo determinato, di apprendistato o in somministrazione. Il dato emerge dall’analisi della Cisl, che segnala una difficoltà crescente delle imprese nel trattenere il personale nonostante la forte domanda di manodopera.

Stabilizzazioni in calo

Negli ultimi quattro anni gli avviamenti con forme contrattuali non definitive sono diminuiti di circa 4mila unità, ma il calo non è stato accompagnato da un aumento dei contratti a tempo indeterminato. Anche le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato risultano in flessione: erano il 29,9% nel 2020 e sono scese al 24,7% nel 2025.

Per Luca Nieri, segretario provinciale della Cisl, la riduzione di oltre cinque punti percentuali assume un peso particolare in una fase in cui molte aziende dichiarano di non riuscire a trovare lavoratori. Secondo il sindacato, la stabilizzazione non viene utilizzata a sufficienza come strumento per rendere le posizioni più competitive e favorire la permanenza del personale.

Dimissioni e difficoltà a trattenere

Un altro indicatore riguarda le 35.361 dimissioni volontarie registrate nel 2025. Il numero viene considerato elevato in un territorio caratterizzato da una disoccupazione quasi nulla. Sono state inoltre 2.824 le persone che hanno lasciato il posto durante il periodo di prova, su 25.591 assunzioni complessive: una quota superiore al 10%.

La Cisl interpreta questi dati come il segnale di una distanza tra la richiesta di personale e la capacità delle imprese di offrire condizioni sufficientemente attrattive. Tra i fattori indicati dal sindacato figurano salari non sempre competitivi, turni rigidi, difficoltà nella conciliazione tra vita privata e lavoro e la mancanza di percorsi chiari di crescita professionale. Il risultato, secondo l’analisi, è un mercato che offre occupazione ma non sempre riesce a trattenere chi entra.

A incidere sul quadro è anche il calo delle nascite, che riduce la disponibilità di lavoratori e spinge le imprese a cercare personale fuori provincia o oltre i confini nazionali. Il tasso di disoccupazione provinciale è pari all’1,3%. Tra il 2019 e il 2025 è passato dal 2,8% allo 0,8% per gli uomini e dal 4,7% al 2,1% per le donne.

Il mercato del lavoro bergamasco risulta quindi particolarmente saturo sul versante maschile, mentre la componente femminile continua a presentare un tasso di disoccupazione più alto, pur in diminuzione. Per il sindacato, la partecipazione delle donne resta frenata da fattori culturali, dalla carenza di servizi, da modelli organizzativi rigidi e dal peso di una tradizione manifatturiera che ha storicamente favorito l’occupazione maschile.