Toscana

Al via l’albo per botteghe storiche e negozi di prossimità

Due attività familiari raccontano decenni di lavoro, qualità, radicamento nei quartieri.

Il Comune di Pisa ha pubblicato un bando per riconoscere le botteghe storiche e gli esercizi di prossimità di interesse collettivo, indicati con l’acronimo Epic. L’iniziativa, con scadenza fissata al 30 settembre, porterà alla costituzione del primo Albo comunale dedicato alle attività che da decenni rappresentano un punto di riferimento per i quartieri e per la comunità.

Due storie familiari

Tra gli esercizi interessati a partecipare figurano la macelleria Ciampalini e il panificio Borelli, due attività situate in aree diverse della città ma accomunate da una lunga presenza sul territorio. Le loro vicende raccontano l’evoluzione del tessuto urbano e commerciale, insieme alla capacità di mantenere un rapporto diretto con la clientela.

La macelleria Ciampalini è attiva dal 1958, quando fu fondata da Paolo Ciampalini. Luca Pitrello, uno dei tre soci titolari, spiega che la continuità dell’attività è stata costruita sulla qualità dei prodotti e sul rapporto con i clienti. Nel corso degli anni la zona è passata da un contesto prevalentemente agricolo a un quartiere residenziale, con la conseguente crescita della clientela. Anche le abitudini di consumo sono cambiate: negli anni Sessanta la carne era un alimento accessibile a pochi, mentre oggi l’esercizio si rivolge soprattutto a una fascia medio-alta.

Per restare competitiva, la macelleria ha affiancato alla tradizione alcune iniziative più recenti. Tra queste ci sono i panini gourmet preparati in occasione della Luminara di San Ranieri. L’attività ha inoltre attivato la consegna gratuita della spesa a domicilio per le persone anziane o in difficoltà che non riescono a raggiungere il negozio. Sono servizi pensati per mantenere una funzione di vicinato anche oltre la vendita.

Tradizione e cambiamento

Una storia familiare caratterizza anche il panificio Borelli di via Garibaldi. Giovanni Borelli racconta che il padre avviò l’attività nel 1950, insieme a un amico esperto nella lavorazione del pane. In seguito, anche la madre lasciò il proprio impiego per contribuire alla gestione del negozio. L’impresa nacque nel dopoguerra, in un periodo segnato dalla necessità di lavorare per sostenere la famiglia, e oggi affronta le difficoltà legate ai costi e alla gestione quotidiana di un’attività indipendente.

Secondo Borelli, in un contesto nel quale molti esercizi sono costretti a chiudere, la continuità passa dalla scelta delle materie prime. Il panificio utilizza prodotti freschi e presta particolare attenzione alla qualità dell’olio. Allo stesso tempo, il titolare rivendica la necessità di sperimentare, senza rinunciare alle basi costruite in oltre settant’anni di lavoro.

Il possibile inserimento nell’Albo comunale punta a riconoscere proprio questo ruolo: non soltanto la longevità delle attività, ma anche il loro contributo alla vita sociale e all’identità dei quartieri. Nel caso del panificio Borelli, la prospettiva di un passaggio generazionale è già presente: le figlie del titolare, pur avendo altri impieghi, hanno manifestato l’intenzione di contribuire alla prosecuzione dell’attività di famiglia. Per entrambe le realtà, il riconoscimento rappresenta quindi un’occasione di tutela e valorizzazione di esperienze commerciali radicate nel tempo.