Oltre 4,3 milioni di euro di crediti dichiarati inesigibili e quasi 229mila euro di spese da rimborsare per le procedure di riscossione coattiva rimaste senza risultato. È il quadro contenuto in una recente determina del Comune di Ravenna, che impegna 228.898,93 euro a favore di Ravenna Entrate Spa, società in house dell’amministrazione.
La somma è destinata a coprire i costi sostenuti dalla società nelle procedure esecutive avviate per recuperare entrate comunali che, alla fine, non è stato possibile riscuotere. Ravenna Entrate aveva trasmesso all’ente la comunicazione relativa ai crediti inesigibili il 16 dicembre 2024, chiedendo contestualmente il rimborso delle spese.
Le somme non recuperate
Ravenna Entrate gestisce per il Comune diverse attività di riscossione, comprese quelle relative ai tributi e alle altre entrate di competenza municipale. Nel 2024, una parte consistente dei crediti non riscossi è riconducibile alle sanzioni amministrative e alle multe.
Per le sanzioni previste dall’articolo 208 del Codice della strada, a fronte di 8,46 milioni di euro complessivi ne sono stati incassati 2,4. Per quelle previste dall’articolo 142, invece, su 7,91 milioni di euro le somme riscosse sono state pari a 3,61 milioni. La differenza tra gli importi accertati e quelli effettivamente entrati nelle casse pubbliche rappresenta una delle principali componenti dei crediti rimasti da recuperare.
Il problema riguarda anche l’Imu. Sempre con riferimento al 2024, gli accertamenti finalizzati al recupero dell’evasione ammontavano a 5.138.503,27 euro. Quando i tentativi di riscossione coattiva non producono risultati, le somme possono essere dichiarate inesigibili e la procedura viene considerata infruttuosa.
Il rimborso previsto dal contratto
Il meccanismo che consente a Ravenna Entrate di ottenere il rimborso delle spese è previsto dal contratto stipulato con il Comune. In particolare, l’articolo 13 stabilisce che, per le procedure esecutive senza esito, alla società spetti un importo pari al 65% delle somme indicate nelle tabelle ministeriali.
Il provvedimento trasforma quindi in impegno di spesa il rimborso richiesto dalla società per le attività svolte senza recupero degli importi originari. Per l’amministrazione il costo resta anche quando il credito non viene incassato: alle somme dichiarate inesigibili si aggiunge infatti la quota riconosciuta per le procedure di riscossione che non hanno portato a un risultato.