Roma (RM)

Pietralata, il dramma di una famiglia: “Da soli non ce la facciamo”

Un dolore maturato nel tempo, tra le difficoltà dell’assistenza e la necessità di aiuti che, nonostante il sostegno dei servizi sociali, non sarebbero bastati.

Pietralata, il dramma di una famiglia: “Da soli non ce la facciamo”

«Da soli non ce la facciamo». Poche parole, affidate a delle lettere, per raccontare una sofferenza che sembra essersi consumata lentamente, nel silenzio.

Sono i messaggi lasciati da Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, la coppia trovata senza vita ieri nella loro abitazione di Pietralata, insieme alla figlia Bianca, cinque anni, gravemente disabile.

Circa una dozzina le lettere recuperate nell’appartamento e indirizzate ai familiari. Non soltanto un ultimo messaggio, ma il racconto delle difficoltà affrontate ogni giorno da due genitori che, secondo quanto emerge dalle indagini, sentivano di non riuscire più a sostenere da soli il peso della situazione.

Una famiglia che non era isolata. Era conosciuta e seguita dai servizi sociali del Municipio, anche con un sostegno economico. Ma, come ha sottolineato il presidente del IV Municipio, di fronte a una situazione così complessa, quell’aiuto non è stato sufficiente.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più doloroso della tragedia di via dell’Antracite: il senso di solitudine di una famiglia che da anni cercava di affrontare una condizione di estrema fragilità.

Chi erano

Luca, 42 anni, lavorava nel settore informatico. Valentina, 41, aveva scelto di dedicarsi soprattutto alla famiglia e alla cura della figlia, nata prematura e gravemente disabile.

Ora saranno le indagini a chiarire la dinamica e le responsabilità della tragedia. Ma oltre agli accertamenti resta una domanda: quanto può essere difficile, per una famiglia, sostenere nel tempo il peso dell’assistenza a una persona con una disabilità grave?

La tragedia di Pietralata lascia una comunità sgomenta e riporta al centro un tema spesso invisibile, quello dei genitori e dei caregiver che ogni giorno chiedono aiuto, cercando di non sentirsi soli.

E quelle parole, «da soli non ce la facciamo», oggi diventano soprattutto un monito, dietro ogni richiesta di aiuto c’è una famiglia che deve poter essere ascoltata e sostenuta prima che sia troppo tardi.