La moda come strumento di potere e come chiave per leggere la storia italiana. È stato questo il tema dell’incontro promosso dall’Unitre di Cecina, durante il quale Sara Taglialagamba, storica dell’arte e docente all’Università Carlo Bo di Urbino, ha affrontato il rapporto tra costume, arte e società.
Il costume tra rivoluzione e stile
La lezione, dedicata al costume nell’arte fra rivoluzione e stile, ha preso avvio dal ruolo assunto dall’abbigliamento nei diversi periodi storici. Taglialagamba ha sottolineato come la moda sia stata utilizzata anche per rappresentare autorità, appartenenza e gerarchie, diventando in alcuni contesti un vero e proprio simbolo di potere.
Nel suo intervento, la docente ha richiamato anche il ventennio fascista, periodo nel quale la moda sarebbe stata impiegata in senso negativo, pur in presenza di figure di grande rilievo culturale come Margherita Sarfatti. Il riferimento è stato inserito in una riflessione più ampia sul rapporto tra estetica, ideologia e costruzione dell’immagine pubblica.
Tessuti, taglio e colori
Tra gli elementi analizzati sono comparsi la ricerca dei tessuti, il taglio degli abiti e l’uso dei colori. Secondo Taglialagamba, questi aspetti contribuiscono a raccontare la storia del Paese, da Botticelli in poi, attraverso le trasformazioni del gusto e delle forme artistiche. La moda è stata così presentata non soltanto come fenomeno legato all’abbigliamento, ma anche come documento utile a interpretare epoche e cambiamenti sociali.
All’incontro ha partecipato anche Elisa Favilli, docente laureata in conservazione dei beni culturali. Con Taglialagamba ha condiviso in passato esperienze universitarie a Pisa e riflessioni sulla moda maturate anche a Parigi. Al termine della conferenza, il pubblico presente ha rivolto numerose domande alle relatrici, proseguendo il confronto sui temi affrontati durante la lezione.