Lombardia

Diritti edificatori trasferiti: la proposta per un bosco urbano

Gli ambientalisti chiedono di spostare il progetto nell’area ex annonaria e salvaguardare 60mila metri quadrati lungo la Paullese.

In attesa dell’esito della conferenza dei servizi sull’area commerciale lungo la Paullese, il dibattito sul progetto promosso da Cardaminopsis si arricchisce di una proposta avanzata dal mondo ambientalista. Agli enti coinvolti sono state richieste ulteriori integrazioni progettuali, mentre il confronto si concentra sulla possibilità di evitare nuova cementificazione senza ignorare i diritti edificatori acquisiti dal privato.

Maria Grazia Bonfante, coordinatrice cremonese del Gruppo Salviamo il Paesaggio, e Ferruccio Rizzi, membro di Attac Italia, hanno inviato una lettera al sindaco Andrea Virgilio e al consiglio comunale. L’obiettivo dichiarato è riaprire il confronto sulla pianificazione del territorio, coinvolgendo i cittadini e cercando una soluzione diversa dalla contrapposizione tra tutela del suolo e attuazione dell’intervento commerciale.

Il trasferimento delle volumetrie

La proposta consiste nel trasferire i diritti edificatori previsti per l’area lungo la Paullese in un altro comparto, individuato in particolare nelle aree ex annonarie che Aem ha recentemente deciso di alienare attraverso un avviso pubblico per manifestazione di interesse. Nella lettera vengono messe a confronto due porzioni di territorio: la prima misura 60mila metri quadrati, con 30mila destinati all’edificazione e opere di riqualificazione della viabilità; la seconda è indicata in 45mila metri quadrati, con una quota di 9mila metri non edificabile.

Secondo gli ambientalisti, l’utilizzo della perequazione urbanistica potrebbe consentire di azzerare la nuova edificazione a Picenengo, trasferendo altrove le capacità edificatorie già riconosciute. La soluzione, nelle intenzioni dei proponenti, permetterebbe di conciliare le esigenze del privato con gli obiettivi pubblici di riduzione della superficie urbanizzabile residua previsti dal Pgt vigente.

Un bosco urbano nell’area commerciale

Sull’area originariamente destinata al centro commerciale potrebbe così essere realizzato un bosco urbano di 60mila metri quadrati. La proposta lo descrive come uno spazio di mitigazione ambientale e come una possibile risorsa per il Comune, che acquisirebbe un parco pubblico senza dover sostenere i costi di un esproprio. L’intervento, secondo Bonfante e Rizzi, contribuirebbe anche a ridurre le tensioni con i comitati ambientalisti e a rafforzare gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo.

Nella lettera viene richiamato anche il quadro europeo, compreso il recente Piano di ripristino della natura. Gli autori sostengono che il territorio cremonese presenti un livello di rischio elevato e una pressione molto alta, con 2,5 ettari di suolo consumati ogni anno a fronte di una popolazione che non cresce. Il dato viene indicato come elemento per ripensare una pianificazione considerata non più adeguata ai bisogni attuali.

La perequazione potrebbe, nelle valutazioni dei proponenti, offrire vantaggi anche all’operatore privato. La realizzazione di un centro commerciale tradizionale in un’area già satura, come quella di CremonaPo, comporterebbe infatti l’immobilizzazione di ingenti risorse in un progetto ritenuto esposto al rischio di perdite operative o margini ridotti. Il recupero di aree dismesse, aggiungono, potrebbe inoltre contenere i costi degli oneri di urbanizzazione.

La proposta resta ora affidata al confronto istituzionale e politico. La decisione dovrà tenere insieme l’iter amministrativo dell’intervento, gli interessi del soggetto privato e la richiesta di tutelare il territorio, valutando se lo spostamento dei diritti edificatori possa rappresentare una soluzione praticabile per fermare il consumo di suolo.