Lombardia

Cgil denuncia: nei supermercati il part-time penalizza le donne

I dati bergamaschi mostrano orari ridotti prevalenti tra il personale femminile e un ampio ricorso a prestazioni aggiuntive.

In Italia sei contratti su dieci sono a tempo parziale, ma non sempre l’orario ridotto corrisponde a una scelta del dipendente per conciliare occupazione e vita privata. È quanto sostiene un’indagine della Cgil dedicata al settore della grande distribuzione, secondo cui il part-time viene spesso utilizzato come modello organizzativo imposto, con effetti sulla stabilità del reddito e sulla qualità del lavoro. Nel territorio bergamasco, il fenomeno riguarda soprattutto le lavoratrici.

La distribuzione degli orari

I dati raccolti dal sindacato prendono in esame diverse catene presenti in provincia. All’Iper di Seriate, uno dei tre punti vendita considerati, risultano 368 dipendenti a tempo indeterminato. I contratti a tempo pieno sono 187, mentre 160 lavoratori hanno un part-time da 24 ore settimanali. Di questi ultimi, 150 sono donne, a conferma del forte squilibrio di genere nella distribuzione degli orari.

Una situazione analoga viene rilevata da Cgil nella rete Lidl, che in Bergamasca conta 18 punti vendita e 315 addetti complessivi. I lavoratori impiegati a tempo pieno sono 83, mentre la maggioranza è occupata con contratti da 30 o 25 ore. In questo gruppo, circa tre quarti del personale sono donne. Il quadro provinciale di Iperal, riferito a 851 dipendenti al 31 gennaio 2025, indica invece una presenza femminile dell’81% e maschile del 19%, con una quota di part-time pari al 75%.

Il divario tra uomini e donne emerge anche nei punti vendita Esselunga della provincia, dove lavorano oltre mille persone distribuite in sette negozi. Nel supermercato di via San Bernardino, a fronte di 37 uomini e 16 donne con orario pieno, i contratti part-time riguardano 24 donne e cinque uomini. Nel punto vendita di via Corridoni, i contratti a tempo parziale sono 50, di cui 28 intestati a donne e 22 a uomini; tra i tempi pieni, invece, si contano 39 uomini e 30 donne.

Ore aggiuntive e salari ridotti

Secondo l’organizzazione sindacale, la riduzione dell’orario contrattuale non impedisce alle aziende di ricorrere a prestazioni aggiuntive per coprire le esigenze operative, anche in presenza di aperture prolungate e di lavoro domenicale. L’incidenza delle ore supplementari e straordinarie arriva, negli esempi citati, al 10,85% in Iperal e al 9% in Lidl.

Per la Filcams Cgil Bergamo, i numeri descrivono un sistema nel quale la flessibilità viene trasferita in larga misura sui dipendenti. Il sindacato ritiene che la deregolamentazione degli orari e l’estensione delle aperture commerciali non abbiano prodotto un miglioramento della qualità occupazionale, ma abbiano favorito salari più bassi e una disponibilità richiesta con continuità per garantire la copertura dei turni. La richiesta è di intervenire attraverso la contrattazione per ottenere orari più sostenibili e un consolidamento dei rapporti di lavoro, sia sul piano quantitativo sia su quello qualitativo.