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Lovaglio difende l’OPS MPS: «Non è una mossa difensiva»

L’amministratore contesta la lettura del Financial Times e rivendica un disegno di crescita rivolto a famiglie, imprese e sistema nazionale.

Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha contestato sul Financial Times la lettura secondo cui l’OPS su Banco BPM e Banca Generali sarebbe una manovra difensiva dettata dalla necessità di respingere l’offerta ostile di Intesa Sanpaolo. La stampa finanziaria internazionale, compresi Reuters e Wall Street Journal, ha descritto l’operazione con espressioni come Pac-Man defence e double Hail Mary, richiamando l’immagine di una banca più piccola che tenta di reagire all’attacco di un concorrente più grande.

Il contesto è quello di una partita di dimensioni rilevanti. MPS, istituto che fino a due anni fa era stato salvato dallo Stato, ha promosso un’operazione valutata complessivamente 34 miliardi di euro: 25,3 miliardi per Banco BPM e 8,7 miliardi per Banca Generali. Parallelamente, la banca senese è oggetto di un’offerta pubblica di acquisto ostile da parte di Intesa Sanpaolo, indicata nel valore di 36 miliardi di euro e lanciata a giugno. Secondo i comunicati richiamati dagli organi di informazione, l’obiettivo dell’OPS è anche creare un terzo polo bancario italiano, così da rafforzare la posizione del gruppo nel settore.

La replica alla stampa finanziaria

Nella lettera inviata alla sede londinese del Financial Times, Lovaglio ha sostenuto che il progetto non può essere ricondotto soltanto alla difesa dall’offerta di Intesa. L’amministratore delegato ha definito l’iniziativa «molto più di una manovra difensiva», affermando che nasce da una visione di crescita rivolta alle famiglie, alle imprese e, più in generale, all’economia italiana. Nel suo ragionamento rientra anche l’integrazione con Mediobanca, indicata come già in corso: considerarla una nuova operazione, secondo Lovaglio, porterebbe a sovrastimare sia il lavoro ancora necessario sia il rischio complessivo di esecuzione.

Il manager ha distinto le due componenti dell’operazione. Banco BPM e MPS, ha spiegato, sono soggetti commerciali con attività complementari e la loro integrazione risponderebbe a una precisa logica industriale. Banca Generali, invece, rappresenterebbe un tassello strategico nella gestione patrimoniale, un comparto con caratteristiche differenti rispetto all’attività bancaria tradizionale.

I rischi dell’offerta di Intesa

Lovaglio ha inoltre evidenziato quelli che considera i rischi dell’operazione promossa da Intesa Sanpaolo, a suo giudizio non adeguatamente considerati nella valutazione pubblicata dal Financial Times. Tra gli elementi citati figurano i profili di integrazione, gli aspetti normativi e antitrust e le eventuali cessioni. L’amministratore delegato ha anche prospettato il rischio di uno smembramento di MPS, con possibili conseguenze sulla concorrenza nel sistema finanziario italiano, in assenza di garanzie ritenute sufficienti contro questa eventualità.

La strategia di MPS prevede l’utilizzo delle proprie azioni come strumento di scambio, con un rapporto di 1,567 azioni MPS per ogni azione Banco BPM, oltre alla partecipazione del 13% in Generali ereditata da Mediobanca. Per convincere gli azionisti a respingere l’offerta di Intesa, il piano prospetta una distribuzione straordinaria di 4 miliardi di euro, contro i 3 miliardi indicati nell’offerta concorrente. La posizione di Lovaglio è quindi che entrambe le operazioni presentino elementi di complessità e rischi di esecuzione, senza che una possa essere considerata automaticamente più solida dell’altra. L’OPS di MPS è stata lanciata il 21 agosto 2026, mentre le dichiarazioni riprese dall’Ansa sono datate 26 agosto 2026.