Asti Pride replica alle precedenti prese di posizione di Futuro Nazionale sul tema dei diritti civili e affida a una nuova nota le proprie considerazioni. Il documento, diffuso come risposta al confronto già avviato, contesta l’uso del richiamo alla libertà di pensiero per legittimare proposte politiche ritenute lesive delle libertà individuali e dell’uguaglianza.
Secondo l’associazione, l’ipotesi di cancellare le unioni civili, restringere la libertà delle donne, limitare la visibilità delle persone LGBT+ e negare il pieno riconoscimento dell’autodeterminazione delle persone transgender non rappresenterebbe una semplice differenza di sensibilità. Asti Pride definisce queste posizioni oscurantiste e illiberali, sostenendo che incidano direttamente sulla dignità e sui diritti delle persone. Nella nota viene citata anche la proposta di introdurre un reato universale per la transizione di genere dei minori.
Il richiamo alla Costituzione
Il punto centrale della replica riguarda la distinzione tra libertà di esprimere un’opinione e possibilità di trasformare quell’opinione in una norma. Asti Pride sostiene che il confronto non riguardi il diritto di pensare e parlare, ma le leggi da adottare e i principi chiamati a orientarle. Per l’associazione, tali principi non possono essere stabiliti da un singolo partito o movimento, ma devono rifarsi alla Costituzione italiana, indicata come fondata su uguaglianza, libertà, dignità della persona e tutela dei diritti inviolabili.
Nel testo vengono richiamati in particolare l’articolo 3, a tutela dell’uguaglianza, l’articolo 13 sulla libertà personale e l’articolo 32 sul diritto alla salute. Asti Pride respinge inoltre l’etichetta di cultura woke, affermando che la difesa delle persone LGBT+, delle donne, delle persone transgender e delle famiglie non riconducibili a un modello tradizionale costituisca, a suo giudizio, un’applicazione dei principi costituzionali.
Il confronto con Futuro Nazionale
La nota contiene anche un passaggio diretto rivolto a Futuro Nazionale. Asti Pride chiede al movimento se si riconosca nella Costituzione della Repubblica e richiama alcune dichiarazioni attribuite a suoi esponenti, comprese quelle relative all’uso pubblico del termine camerati e a commenti riferiti alla Carta costituzionale. L’associazione sostiene che tali elementi rendano necessario un chiarimento sulla visione istituzionale e politica del movimento.
In conclusione, Asti Pride ribadisce di non voler impedire a nessuno di pensare o parlare, ma di voler contrastare l’approvazione di norme che, secondo la sua valutazione, comprimerebbero i diritti e le libertà di altre persone. L’associazione annuncia che continuerà a farlo in modo democratico e pacifico, nelle piazze, nelle istituzioni, nella società civile e nel confronto politico. La posizione viene sintetizzata nella convinzione che la democrazia non coincida con il diritto della maggioranza o del più forte di imporre una visione unica, ma con la garanzia che tutti i cittadini restino liberi e uguali.