Toscana

Cisl: serve un piano per rilanciare il distretto dell’oro

Silvia Russo indica rete, ammortizzatori, formazione e qualità contrattuale come priorità regionali.

Silvia Russo, segretaria regionale della Cisl Toscana, lancia l’allarme sul quadro occupazionale e industriale della regione alla ripresa delle attività produttive. La sindacalista definisce quello che si apre come un "autunno bollente", segnato da vertenze ancora aperte e da numerose incognite per i settori che negli ultimi anni hanno sostenuto l’economia regionale.

Le questioni industriali e occupazionali, spiega Russo, non si sono fermate durante l’estate. Il 7 agosto il presidente della Regione Eugenio Giani ha riunito allo stesso tavolo sindacati e associazioni di categoria per discutere una ripartenza fondata sul rafforzamento degli investimenti e su una collaborazione più stretta. Il confronto è arrivato dopo lo sciopero del 9 luglio, promosso per chiedere un metodo di lavoro più efficace.

Una rete per sostenere la manifattura

Secondo la Cisl, la difficoltà riguarda comparti considerati trainanti, dall’industria all’agricoltura, fino al manifatturiero. La proposta è costruire una rete regionale capace di mettere in relazione istituzioni, imprese, sindacati e associazioni di categoria. L’obiettivo è ripartire dalla manifattura toscana, il cui andamento produce effetti anche su turismo, servizi e commercio.

Russo sottolinea che, accanto alla necessità di un piano industriale nazionale, occorre definire una strategia anche su scala regionale. La collaborazione, osserva, dovrebbe superare la difesa dei singoli interessi e concentrarsi sui settori e sulle filiere che possono garantire maggiore solidità al sistema produttivo.

Il caso del distretto dell’oro

Tra le situazioni più delicate c’è quella del distretto orafo di Arezzo, dove la crisi coinvolge soprattutto aziende medio-piccole e mette sotto pressione la tenuta dei posti di lavoro. Per la segretaria della Cisl, gli ammortizzatori sociali restano uno strumento essenziale, ma non sufficiente. Le eventuali proroghe della cassa integrazione, richieste dalle associazioni di categoria al ministero, dovrebbero essere accompagnate da interventi per valorizzare il territorio e rafforzare l’intera filiera.

La proposta avanzata dal sindacato è un patto per l’oro, sul modello di un’azione coordinata tra Regione, imprese e rappresentanze dei lavoratori. Il piano dovrebbe puntare sulla qualità di ogni fase produttiva, dalla lavorazione alla commercializzazione, e comprendere anche il rispetto del contratto di lavoro. Un’impostazione analoga, osserva Russo, sarebbe necessaria per altri comparti toscani, come il siderurgico di Piombino e la pelletteria pisana.

Nel ragionamento rientra anche la possibilità che le imprese più grandi e strutturate svolgano un ruolo di guida per il consolidamento delle realtà minori. Russo cita come esempi Prada e l’ex Melis, indicando nella capacità di costruire gruppi solidi e orientati alla qualità un possibile riferimento per il sistema moda aretino e, più in generale, per altri distretti regionali.

Un ulteriore elemento di preoccupazione arriva dai dati della Cgia di Mestre, secondo cui tra il 2024 e il 2025 sono state perse 500 aziende artigiane. La vertenza, secondo la Cisl, è meno visibile anche per la minore rappresentanza sindacale e datoriale in questi comparti. Per affrontarla servono quindi riqualificazione e politiche attive del lavoro, con risorse per la formazione destinate in modo più mirato alle esigenze di imprese, lavoratrici e lavoratori.