Da quasi trent’anni Lucia Sala Simion torna in Antartide, il continente più remoto della Terra. La sua storia è iniziata con una scelta inattesa: dopo la laurea in medicina, nel 1987 ha lasciato la carriera medica per dedicarsi alla fotografia e alla divulgazione scientifica. A metà degli anni Novanta si è trasferita da Milano a Parigi e ha cominciato a realizzare reportage in diversi luoghi del mondo legati all’acqua, dagli ecosistemi di Posidonia oceanica nel Mediterraneo ai laghi marini di Palau, fino alle sorgenti di Mzima in Kenya e ai buchi blu dello Yucatán e del Belize.
Il primo viaggio in Antartide risale al 1997 e, come racconta, è stato amore a prima vista. A spingerla verso il continente bianco è stata una notizia letta su un giornale di bordo: Francia e Italia stavano costruendo una base comune nel cuore del continente. Sala Simion contattò i responsabili dei programmi polari dei due Paesi e chiese di poter raggiungere Concordia, la nuova stazione scientifica. In quel periodo, nella base era attivo anche EPICA, il progetto europeo di perforazione del ghiaccio che aveva consentito di estrarre il ghiaccio più antico conosciuto fino ad allora.
«L’Antartide è un continente, il settimo continente, ma è quasi interamente ricoperto di ghiaccio: solo il 2% della superficie ne è libera», spiega Sala Simion. La prima impressione, aggiunge, è stata quella di trovarsi davanti a un ambiente extraterrestre, più vicino a un satellite ghiacciato di Giove o Saturno che a un paesaggio terrestre. Nel tempo, questo territorio è diventato il centro della sua attività, tra reportage, conferenze, mostre fotografiche e il libro Antartide. Il cuore bianco della Terra, pubblicato da Giunti.
Una guida tra scienza ed esplorazione
Oggi Sala Simion lavora come guida scientifica ed esperta di bordo sul rompighiaccio Le Commandant Charcot di Ponant. La nave prende il nome dall’esploratore francese Jean-Baptiste Charcot, la cui casa natale si trovava accanto all’abitazione della fotografa a Neuilly-sur-Seine. Nel 2026 ricorrono i novant’anni dalla morte dell’esploratore, scomparso durante una spedizione partita da Reykjavík. Secondo il racconto di uno dei superstiti, Charcot rimase in plancia fino alla fine dopo che una tempesta aveva distrutto l’imbarcazione contro gli scogli.
Nel suo lavoro a bordo, la divulgatrice accompagna i passeggeri attraverso fenomeni naturali, animali, paesaggi ed ecosistemi delle regioni polari. La formazione medica, osserva, le ha fornito una base scientifica utile per spiegare con maggiore precisione ciò che i viaggiatori incontrano durante la spedizione.
Per Sala Simion, l’Antartide è soprattutto un deserto di ghiaccio: nevica poco e la sua natura richiama quella del Sahara o del Namib. Rispetto ai deserti di sabbia, però, avrebbe una dimensione più spirituale, simile a quella dell’alta montagna. Tra gli esploratori e gli alpinisti affascinati da questo ambiente cita anche Walter Bonatti, che visitò le Valli Secche di McMurdo prima della nascita della base italiana di Baia Terra Nova.
Il rapporto con il continente bianco
La differenza tra un semplice visitatore e chi riesce a entrare in sintonia con l’Antartide, secondo la fotografa, sta nella disponibilità ad ascoltare il luogo. Molti viaggiatori arrivano preparati, dopo aver studiato la storia delle esplorazioni polari e letto le vicende di Scott, Shackleton, Charcot e John Rymill. «Mettete via le macchine fotografiche», è il consiglio che spesso viene dato durante le spedizioni: l’invito è a osservare il paesaggio con attenzione, per tornare a casa portando con sé un’esperienza più profonda.
Sala Simion è inoltre tra le protagoniste del podcast Le voci di DOVE, condotto da Simona Tedesco, e sarà collegata in videoconferenza con la base Concordia durante l’incontro della DOVE Community «Milano chiama Antartide», in programma l’11 ottobre alla Sala Buzzati di Milano. L’appuntamento prevede ingresso libero e posti limitati.