Pantelleria, viaggio tra sapori, storia e paesaggi vulcanici

Dallo Specchio di Venere ai Ravioli Amari, il patrimonio gastronomico racconta secoli di influenze mediterranee.

Più vicina alla Tunisia che alla maggior parte del territorio italiano, Pantelleria si trova al centro dello Stretto di Sicilia: Kélibia dista circa 80 chilometri, mentre Mazara del Vallo quasi 110. L’isola, di origine vulcanica, conserva fenomeni di vulcanesimo che si manifestano con sorgenti di acqua calda e soffioni di vapore. Il mare resta uno dei suoi principali richiami turistici, ma il patrimonio dell’isola comprende anche una tradizione enogastronomica strettamente legata alla sua storia.

Fenici, punici, romani, bizantini, arabi e normanni hanno lasciato tracce sul territorio. In particolare, la dominazione araba contribuì a trasformare l’agricoltura locale e introdusse, tra le altre coltivazioni, quella del cotone. Il toponimo Pantelleria sarebbe invece legato ai monaci bizantini, che chiamarono l’isola Patelareas, mentre il Castello viene ricondotto alla dominazione normanna. Le diverse fasi storiche sono leggibili soprattutto nei siti archeologici, anche perché numerosi monumenti furono distrutti dai bombardamenti americani del 1943.

Un paesaggio segnato dal vulcanesimo

Tra i luoghi più caratteristici c’è lo Specchio di Venere, un lago formatosi in un antico cratere. Le sorgenti termali, con acque calde e ricche di zolfo, contribuiscono al colore verde chiaro con riflessi turchesi dello specchio d’acqua. Il paesaggio dell’isola raggiunge gli 836 metri di altezza e alterna colate laviche, calette, faraglioni, grotte e baie. Gli accessi al mare sono spesso rocciosi e difficili da raggiungere via terra, mentre la vegetazione mediterranea comprende ginestra, pino marino, corbezzolo, rosmarino e ginepro. Tra le coltivazioni più note c’è il cappero, una delle produzioni simbolo di Pantelleria.

La cucina locale riunisce ricette di origine e influenze diverse. I Ravioli Amari nascono dalla tradizione di utilizzare il latte di capra cagliato, oggi sostituito dalla ricotta, arricchita con tuorli, sale, pepe, cannella e mentuccia. I Capperi di Pantelleria, riconosciuti IGP dal 1996, vengono conservati sotto sale marino e utilizzati anche nella Sciakisciuka, una preparazione di verdure simile alla caponata ma con l’aggiunta di uova sode. Dalla tradizione araba deriva il cous cous pantesco, preparato con pesce e verdure fritte. Tra le specialità figurano inoltre la murena in agrodolce e il Bacio Pantesco, dolce composto da due cialde fritte unite da una crema di ricotta e gocce di cioccolato.

Lo Zibibbo e i vini dell’isola

La produzione vitivinicola di Pantelleria è tutelata da una DOC dal 1971, con vini fermi, spumanti e liquorosi. Il vitigno principale è lo Zibibbo, noto anche come Moscato d’Alessandria: una varietà aromatica diffusa in epoca romana, coltivata ad alberello e raccolta a mano a metà agosto. Anche il nome è collegato alla cultura araba e viene associato all’uva secca o appassita, ingrediente presente nella cucina araba e siciliana.

La tradizione dei vini dolci comprende il Moscato Liquoroso, ottenuto dalla fermentazione delle uve vendemmiate, e il Pantelleria Passito Liquoroso. Per quest’ultimo, parte delle uve viene lasciata appassire in luoghi assolati e ventilati, così da favorire la disidratazione e la concentrazione degli zuccheri. Seguono la torchiatura, la fermentazione e l’affinamento, che può arrivare fino a 18 mesi, oltre a sei mesi in bottiglia. Il risultato è un vino ambrato, dai profumi di frutta gialla, miele e frutta secca, adatto all’abbinamento con i dolci e con i formaggi erborinati.