I Love Grosseto interviene nel dibattito sul futuro della Maremma e sul rapporto tra produzione agricola, tutela del territorio e sviluppo delle energie rinnovabili. La presa di posizione arriva dopo la chiusura di Festambiente, che ha rilanciato l’obiettivo di fare dell’area un laboratorio nazionale dedicato ad agroecologia, biodiversità, suolo e acqua.
Giacomo Gori, a nome dell’associazione, esprime condivisione per questa prospettiva, ma contesta l’idea di puntare sull’agrivoltaico come soluzione per proteggere le colture dall’evapotraspirazione e dalla siccità. Secondo I Love Grosseto, promuovere l’agroecologia e sostenere, nello stesso tempo, l’installazione di pannelli sui terreni agricoli rappresenterebbe una contraddizione.
Il confronto tra pannelli e agroforestazione
La posizione dell’associazione parte dal ruolo dell’ombra nei sistemi agricoli. I pannelli, viene sostenuto, possono ridurre l’esposizione alla luce ma non svolgono le funzioni biologiche di un sistema agroforestale. Gli alberi, invece, contribuiscono a ridurre la temperatura del suolo, frenare il vento, aumentare la presenza di sostanza organica e favorire la biodiversità. Nel documento vengono citati anche il valore paesaggistico, la produzione di foraggio e la possibilità di ricostruire siepi, filari e boschetti che in passato caratterizzavano il territorio.
L’associazione richiama quindi i dati ISPRA-SNPA, secondo i quali il 20,3% del nuovo consumo di suolo nazionale registrato nel 2024 sarebbe riconducibile al fotovoltaico a terra. Per la provincia di Grosseto, prosegue la nota, la quota arriverebbe fino al 60%. I Love Grosseto collega inoltre la maggiore redditività degli affitti destinati agli impianti energetici rispetto alle coltivazioni al rischio di espulsione dei giovani agricoltori e di concentrazione della proprietà nelle mani di fondi d’investimento.
Le alternative indicate dall’associazione
Nel testo viene citata anche la sentenza 127/2026 della Corte costituzionale, indicata come riferimento per il bilanciamento tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del suolo agricolo. Da qui la proposta di seguire una doppia direzione: per l’energia, utilizzare prima i tetti degli edifici, le aree già compromesse e le comunità energetiche; per l’agricoltura, promuovere agroforestazione, reimpianto delle siepi e sistemi agrosilvopastorali.
I Love Grosseto richiama infine il Piano operativo comunale e chiede di mappare prioritariamente le superfici già edificate, prima dei terreni fertili. Il suolo agricolo, sostiene l’associazione, non dovrebbe essere considerato una superficie disponibile per future destinazioni industriali. Restano inoltre, secondo la nota, le criticità legate allo smaltimento dei pannelli al termine del loro ciclo produttivo. La conclusione è netta: anche un impianto agrivoltaico ben progettato può sottrarre luce senza restituire gli stessi benefici biologici di un ecosistema arborato.