Toscana

Donzelli: «Conta il territorio, no allo spezzatino»

Il dirigente di Fratelli d’Italia interviene sul futuro dell’istituto, mentre Schlein difende il ruolo delle dinamiche di mercato.

Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha espresso la posizione del partito sul futuro della banca legata al territorio senese, intervenendo ieri alla Versiliana. Al centro del confronto c’è il riassetto del settore bancario e il timore che l’istituto possa essere frammentato o perdere il proprio radicamento locale.

Il no alla frammentazione

«A me da toscano interessa che vinca Siena. Il gioco del risiko bancario mi è indifferente», ha dichiarato Donzelli. L’esponente di FdI ha aggiunto che la politica dovrebbe rimanere fuori dalle operazioni finanziarie, lanciando però un appello affinché non venga realizzato uno spezzatino dell’istituto.

Nel suo intervento Donzelli ha citato anche il possibile ruolo di Unipol, chiedendo che non si arrivi a una situazione in cui vengano rimossi il simbolo della banca o chiuse le sedi. Il riferimento è alla necessità di tutelare il legame con il territorio e il radicamento occupazionale, temi che accompagnano il dibattito sulle operazioni in corso nel comparto.

La posizione del Pd

Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che questa mattina, dalle colonne di Milano Finanza, ha sostenuto una linea diversa. Secondo Schlein, il governo non dovrebbe intervenire «a gamba tesa» e dovrebbe lasciare che sia il mercato a decidere.

La segretaria dem ha precisato che questa posizione resterebbe invariata anche nell’eventualità di un ritorno del Pd al governo. Allo stesso tempo, ha spiegato, il partito mantiene l’attenzione sulle richieste del territorio, con particolare riguardo alla salvaguardia dell’occupazione e del radicamento della banca. Schlein ha accusato l’attuale esecutivo di voler assumere un ruolo improprio, «fare il banchiere», attraverso un interventismo che considera non appropriato.

Tra i commenti sulla situazione c’è anche quello dell’economista Giulio Sapelli, già presidente della Fondazione Mps. In una dichiarazione all’Adnkronos, Sapelli ha definito la mossa su Banco Bpm e Banca Generali un caso di particolare interesse per il mondo accademico e finanziario.

L’economista ha parlato di un esempio utile a comprendere come possano essere condotte due Ops contestualmente, sostenendo che la loro forza derivi dall’essere portate avanti insieme. Secondo Sapelli, la strategia avrebbe inoltre l’effetto di neutralizzare i due avversari e di limitare il potere di condizionamento che potrebbe esercitare Crédit Agricole, indicato come il principale azionista di Banco Bpm.