Dopo 18 giorni di emergenza, l’incendio del Monte Barone può essere considerato estinto. Il rogo ha percorso circa 12 chilometri e bruciato oltre 2.000 ettari di bosco nel territorio di Coggiola, mettendo a dura prova la popolazione e le squadre impegnate nel contenimento delle fiamme.
A fare il punto è il sindaco Paolo Setti, che ha descritto una gestione particolarmente complessa. La pioggia caduta nelle ultime ore ha avuto un ruolo decisivo dopo settimane segnate da caldo e siccità. Per il primo cittadino, non si era mai verificato a Coggiola un incendio di queste proporzioni, capace di estendersi per una distanza così ampia e di riprendere più volte in punti diversi.
Un territorio sotto pressione
Setti ha definito l’intervento una battaglia estenuante, sottolineando le difficoltà affrontate durante un’emergenza che sembrava vicina alla conclusione per poi riaccendersi. Per alcuni giorni era stata valutata anche l’evacuazione di sei famiglie, mentre ai villeggianti era stato chiesto di lasciare le aree interessate dal fuoco.
Le misure adottate hanno inciso sulla vita del territorio. Sono stati vietati gli accessi alle sponde del Sessera, sospese le attività sportive e le escursioni e interrotte le iniziative al Santuario del Cavallero. Il sindaco ha evidenziato come, di fatto, le attività si siano fermate, con conseguenze anche sul turismo del periodo.
Durante l’emergenza, la popolazione ha garantito una risposta definita insperata dall’amministrazione. Diverse attività hanno sostenuto le cucine da campo, che hanno preparato oltre 200 pasti al giorno. Il ringraziamento del sindaco è rivolto ai Vigili del Fuoco, alle squadre AIB e ai volontari arrivati anche da altre province, alcuni dei quali dovevano camminare per un’ora prima di raggiungere le zone operative.
Il presidio resta attivo
Il sindaco ha ricordato la fatica accumulata dagli operatori, soprattutto nei primi dieci giorni, e ha collegato la gravità dell’incendio alla siccità e ai cambiamenti climatici. A suo giudizio, stagioni con queste caratteristiche non si erano mai viste sul territorio. La carenza di neve e le difficoltà sul fronte idrico avrebbero contribuito a creare condizioni favorevoli alla propagazione del fuoco.
Nell’aggiornamento delle 10 del 21 agosto, i Vigili del Fuoco hanno comunicato il rientro di alcuni mezzi impiegati nell’intervento: l’ABP del distaccamento di Livorno Ferraris del Comando di Vercelli, l’AF logistico di Biella, il Carro Fari di Biella e l’ABP Scania di Biella, rientrato già alle 19 del 20 agosto.
Rimane comunque operativo un presidio composto da 18 unità dei Vigili del Fuoco dei Comandi di Biella e Torino, oltre a un UCL, una CA boschiva e un’ABP 7500. Sul campo continua a essere presente anche l’AIB. L’ispettore provinciale Rodolfo Gilardi ha attribuito il risultato alla collaborazione tra le squadre arrivate dalle province di Torino, Vercelli e Novara, i Vigili del Fuoco e le Unioni montane, che hanno contribuito anche alla preparazione dei pasti.
Dopo quasi tre settimane, Coggiola prova a tornare alla normalità. Il sindaco ha raccontato giorni vissuti tra paura, apprensione e allerta, sottolineando lo sforzo collettivo che ha permesso di superare una delle emergenze più impegnative affrontate sul territorio.