Il dibattito sull’agrivoltaico in Maremma e, più in generale, in Italia non può restare fermo alla contrapposizione tra favorevoli e contrari. È la posizione espressa da Legambiente, secondo cui la crisi climatica ed energetica impone di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, accompagnando però ogni intervento con regole chiare, valutazioni rigorose e un coinvolgimento effettivo dei territori.
Angelo Gentili, responsabile agricoltura dell’associazione, sostiene che non tutti i progetti possano essere considerati validi a prescindere, ma che le criticità non debbano trasformarsi in un motivo per rinviare le decisioni. La responsabilità, secondo Legambiente, spetta alla politica, che dovrebbe stabilire criteri trasparenti e governare i processi di trasformazione invece di subirli.
I criteri indicati dall’associazione
La valutazione degli impianti dovrebbe basarsi sulla qualità progettuale, sulla tutela del suolo e del paesaggio, sulla continuità della produzione agricola e sulla salvaguardia della biodiversità. Tra gli elementi indicati figurano anche i benefici per le aziende e per le comunità locali, la trasparenza delle procedure e la partecipazione degli abitanti alle scelte.
Per Gentili, l’agrivoltaico, se progettato correttamente, può collegare produzione agricola e generazione di energia. La presenza dei pannelli potrebbe inoltre offrire ombreggiamento, ridurre l’evapotraspirazione e limitare i danni causati dalle temperature elevate. L’obiettivo, sottolinea l’associazione, è coinvolgere l’agricoltura come protagonista, garantendo controlli efficaci e una visione di lungo periodo.
Rinnovabili e crisi climatica
Legambiente considera prioritario installare pannelli sui tetti, nelle aree industriali, nei parcheggi e sulle superfici già trasformate. Allo stesso tempo, richiama la necessità di sviluppare comunità energetiche, migliorare l’efficienza e realizzare impianti eolici, fotovoltaici a terra e agrivoltaici. Le aree dismesse, degradate o soggette a bonifica vengono indicate come quelle da privilegiare per gli impianti a terra.
Secondo l’associazione, la crisi climatica sta già mettendo sotto pressione l’agricoltura, con siccità, temperature estreme e forte insolazione. Le conseguenze riguardano, tra l’altro, la produzione vitivinicola e olivicola e il comparto ortofrutticolo. In questo contesto, gli impianti agrivoltaici vengono descritti come una possibile fonte di reddito aggiuntivo e come uno strumento per sostenere le coltivazioni più esposte agli effetti del riscaldamento.
La proposta è aprire una nuova fase di confronto nei territori, coinvolgendo amministrazioni, imprese agricole, comunità energetiche, cittadini e tecnici. Non basterebbe quindi autorizzare o respingere singoli progetti: servirebbero processi partecipati, capaci di adattare gli interventi alle caratteristiche locali e di rendere le comunità parte delle decisioni fin dalle prime fasi di pianificazione.
La posizione di Legambiente è che la transizione non debba contrapporre ambiente e sviluppo, agricoltura e rinnovabili. Le criticità dovranno essere affrontate e gli impatti valutati, evitando gli errori, ma senza rinunciare agli obiettivi di decarbonizzazione, di superamento delle fonti fossili e di maggiore autonomia energetica. Per l’associazione, il passaggio decisivo è costruire progetti condivisi e impianti modello, sostenuti da istituzioni locali e comparto agricolo.