La tramvia sarebbe un servizio pensato soprattutto per chi frequenta la città senza risiedervi, mentre risponderebbe meno alle esigenze degli abitanti. È la valutazione dell’urbanista Mariella Zoppi, che analizza il rapporto tra il sistema di trasporto e la trasformazione di Firenze, sempre più orientata, a suo giudizio, verso un’utenza composta da lavoratori, studenti e turisti.
Secondo Zoppi, le linee tranviarie coprono tratti lunghi ma seguono percorsi rigidi, con fermate e collegamenti organizzati prevalentemente lungo l’asse tra periferia e centro. Una configurazione che renderebbe il mezzo efficace per raggiungere l’area metropolitana, ma poco pratico per gli spostamenti quotidiani all’interno della parte più antica della città. Tra gli esempi citati dall’urbanista c’è la spesa: a suo avviso, la tramvia non sarebbe una soluzione comoda per chi deve compiere commissioni ordinarie nel tessuto urbano.
Un servizio per la grande area urbana
La critica non riguarda l’utilità complessiva della tramvia. Zoppi la considera infatti importante per muoversi nella cosiddetta grande Firenze, un agglomerato che comprende ormai l’intera zona metropolitana. Il punto, sostiene, è il contesto nel quale il sistema è stato inserito: non la presunta diffidenza dei residenti verso il trasporto pubblico, né una mancanza di abitudine, ma la distanza tra i percorsi disponibili e le necessità di chi vive stabilmente in città.
Nel ragionamento dell’urbanista, la trasformazione di Firenze ha modificato anche il modo in cui gli abitanti utilizzano il centro. La città che in passato aveva un’impronta più provinciale, fatta di relazioni quotidiane e luoghi frequentati dai residenti, sarebbe diventata progressivamente uno spazio rivolto soprattutto ai visitatori. Da qui la domanda su quanti fiorentini scelgano ancora il centro per fare acquisti o per fermarsi a prendere un caffè in piazza Duomo.
Il confronto con la metropolitana
Zoppi distingue la tramvia fiorentina dalla metropolitana di Milano, descritta come una rete più capillare e costruita per gli spostamenti dei milanesi. A suo giudizio, invece, il sistema fiorentino privilegia chi attraversa la città o la raggiunge per periodi limitati, più che chi la vive ogni giorno. La metafora utilizzata è quella di un trenino al servizio di un grande parco urbano destinato ai turisti.
Nel passaggio dedicato alle scelte infrastrutturali, l’urbanista ricorda infine che a Firenze si è optato per la costruzione in superficie, rinunciando a una linea sotterranea. Una decisione che, secondo la sua lettura, ha inciso sulla viabilità ordinaria e comportato anche lo sradicamento di alberi, senza risolvere le esigenze di mobilità di chi risiede nel capoluogo. La sua conclusione è che servizi e trasformazioni urbane dovrebbero tornare a considerare prioritariamente gli abitanti, non soltanto gli utenti temporanei.