Toscana

Scritte antisemite al Memoriale, il dolore del figlio di un deportato

Alessio Ducci racconta la vicenda del padre, sopravvissuto a Mauthausen, e invita a studiare contro l’odio.

Scritte antisemite sono comparse accanto alle porte d’ingresso del Memoriale delle Deportazioni. A commentare l’episodio è Alessio Ducci, vicepresidente di Aned Firenze, l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, e tra le persone che hanno lavorato alla nascita del monumento. Suo padre Alberto fu deportato e sopravvisse ai campi di Mauthausen ed Ebensee.

Ducci ha espresso dolore per quanto accaduto e ha richiamato la necessità di distinguere tra il popolo ebraico e lo Stato di Israele. A suo giudizio, confondere realtà diverse alimenta semplificazioni e odio. Il vicepresidente di Aned ha inoltre ringraziato la sindaca Sara Funaro, intervenuta subito dopo la comparsa delle scritte.

Il ruolo del Memoriale

Per Ducci, il monumento collocato a Firenze rappresenta uno strumento contro l’ignoranza. Il Memoriale delle Deportazioni, ha spiegato, è stato pensato per ricordare tutte le persone deportate: per motivi politici, razziali, militari e religiosi, ma anche per l’orientamento sessuale o la disabilità. Lo studio e la conoscenza della storia vengono indicati come gli strumenti necessari per contrastare il ripetersi degli orrori del passato.

Il monumento fu allestito ad Auschwitz nel 1979, in ricordo degli italiani assassinati nei campi nazisti. Nel 2012 la Polonia comunicò che sarebbe stato realizzato un nuovo allestimento, meno legato alla storia italiana e privo di simboli politici. Aned, insieme a Ugo Caffaz e ad altri rappresentanti dell’associazione, si impegnò allora per trasferirlo in Italia. L’appello fu accolto dall’allora presidente della Toscana Enrico Rossi e dall’allora sindaco di Firenze Dario Nardella. Una prima inaugurazione si tenne nel 2018, mentre il percorso museale fu inaugurato nel 2023.

La storia del padre

Quello attuale è il primo danneggiamento con scritte segnalato al Memoriale. Il 25 aprile 2025 una macchina aveva urtato la struttura e inizialmente si era ipotizzato un gesto volontario; in seguito fu chiarito che si era trattato di un incidente.

Ducci ha collegato l’episodio a un clima nel quale i limiti etici legati alla memoria della deportazione appaiono meno solidi rispetto al passato. Ha ricordato anche la solidarietà manifestata da Aned al popolo palestinese e la distanza di molti ebrei fiorentini dalle posizioni del governo di Benjamin Netanyahu, sottolineando il rischio delle generalizzazioni.

Il padre Alberto fu fermato l’8 marzo 1944, durante il grande sciopero, mentre cercava lavoro negli uffici delle Ferrovie in piazza Dalmazia. Aveva 16 anni e risultava già schedato per alcuni volantinaggi e piccoli episodi, circostanza che portò alla deportazione a Mauthausen e poi a Ebensee. Tornò a Bagno a Ripoli dopo un anno e mezzo, pesando 27 chili. Nonostante le violenze subite, ha raccontato il figlio, non manifestò mai odio, ma il timore che simili tragedie potessero ripetersi. È anche per questo, ha concluso Ducci, che il Memoriale deve continuare a promuovere conoscenza e tolleranza.