Valenzatico si è stretta attorno alla famiglia di Michela Pierattini, la portalettere di 52 anni morta nell’incidente avvenuto sulla Nuova Pratese, all’altezza di Agliana, nel pomeriggio di martedì 11 agosto. Nella chiesa dei Santi Maria e Clemente è stato celebrato l’ultimo saluto, con una cerimonia semplice e partecipata. Attorno al marito Giovanni e al figlio diciottenne si sono raccolti familiari, amici e numerosi colleghi.
Molti lavoratori hanno partecipato alle esequie indossando la divisa di Poste Italiane. Michela era impiegata come portalettere e faceva riferimento al Centro postale di recapito di Pistoia, in via Pratese. Da lì partiva per effettuare le consegne nella propria zona di competenza, Agliana, dove era conosciuta da numerosi cittadini e dal personale dell’ufficio postale di via Mazzini.
Il ricordo della comunità
Sul sagrato, i colleghi hanno condiviso sottovoce il dolore per la perdita di una lavoratrice e di un’amica. La vicinanza alla famiglia è stata sottolineata anche durante l’omelia da don Roberto Razzoli, che ha invitato i presenti a vivere la partecipazione alla cerimonia come un atto di fede e a non lasciare che il dolore interrompa il legame con l’amore.
Le esequie si sono svolte a Valenzatico perché Michela Pierattini era originaria di Quarrata. In quella città aveva vissuto, frequentato le scuole e si era sposata. Tredici anni fa la famiglia si era trasferita a Chiazzano, senza però interrompere il rapporto con il territorio d’origine. La donna sarà sepolta nel cimitero di Santallemura, accanto ai genitori.
Le richieste dei sindacati
Il sinistro era avvenuto poco dopo le 16. Michela si trovava alla guida di un’auto aziendale contrassegnata da Poste Italiane quando si era verificato il violento impatto con una vettura di grossa cilindrata. Sul caso, il testo non riferisce ulteriori elementi relativi alla dinamica o agli accertamenti.
Parallelamente al cordoglio, i sindacati del settore postale di Cgil e Slc Toscana hanno chiesto nuove misure per la protezione dei lavoratori esposti alle ondate di calore. La richiesta è stata avanzata durante un incontro a Firenze con la Regione Toscana e le Aziende Usl della regione. Le organizzazioni sottolineano che il lavoro dei portalettere si svolge all’aperto e non può essere assimilato a un’attività svolta al riparo dal caldo.
Tra le proposte indicate figurano la flessibilità degli orari, la sospensione delle attività tra le 12 e le 16 nelle giornate di allerta rossa, la sorveglianza sanitaria e il riconoscimento come infortunio delle patologie e dei malori provocati dalle temperature elevate. Secondo i sindacati, il tema riguarda non soltanto il personale postale, ma tutti i lavoratori impegnati all’esterno o in ambienti privi di climatizzazione durante i picchi estivi.