A Covo non è più consentito accedere con il volto integralmente coperto agli uffici e alle strutture comunali. Il divieto riguarda il municipio, la biblioteca e le palestre, oltre alle manifestazioni promosse dall’amministrazione con accessi controllati. L’ordinanza urgente, firmata dal sindaco leghista Andrea Capelletti, resterà in vigore per sessanta giorni.
Il provvedimento nasce dopo alcune segnalazioni relative alla presenza, nei pressi di esercizi commerciali e uffici pubblici, di almeno un paio di donne con abiti della tradizione islamica e copertura integrale del volto. Il Comune precisa tuttavia che l’ordinanza non attribuisce alcuna presunta pericolosità alle persone interessate e non introduce un divieto fondato sull’appartenenza religiosa, culturale, etnica o nazionale.
Le regole per l’identificazione
Secondo il sindaco, l’obiettivo è garantire sicurezza e identificabilità all’interno delle strutture pubbliche, senza giudicare il modo di vestire, la cultura o la fede di chi accede ai servizi. Nel caso in cui sia necessario verificare l’identità, potrà essere richiesta la momentanea scopertura del volto. L’ordinanza prevede che l’operazione avvenga con modalità rispettose della dignità della persona e, quando necessario per motivi di riservatezza, con personale dello stesso sesso.
Il provvedimento si ispira a una disposizione regionale che da alcuni anni introduce un obbligo analogo negli ospedali. Restano esclusi gli spazi commerciali e privati, così come piazze e parchi. L’amministrazione comunale presenta quindi l’ordinanza come una misura limitata agli ambienti e alle iniziative sottoposti al proprio controllo, escludendo l’intenzione di introdurre un divieto generalizzato dell’abbigliamento religioso.
Il confronto con la consigliera di Parità
Durante il periodo di validità, la polizia locale monitorerà gli episodi segnalati, le richieste di intervento e le eventuali violazioni. Al termine dei sessanta giorni, l’amministrazione valuterà se sussistano ancora le condizioni che hanno portato all’adozione della misura. In base agli esiti, il provvedimento potrà essere modificato o revocato.
Sull’ordinanza ha chiesto chiarimenti Miriam Campana, consigliera di Parità della Provincia di Bergamo. Campana ha ricordato che esistono norme statali in materia già dagli anni Settanta e ha annunciato attenzione al rispetto dei principi di non discriminazione, uguaglianza e tutela della dignità personale. Pur rilevando che il testo non stabilisce un divieto generale dell’abbigliamento religioso, la consigliera ha sottolineato la necessità di verificare eventuali profili discriminatori.
La consigliera ha inoltre auspicato che il monitoraggio previsto dall’ordinanza favorisca un confronto più ampio con l’amministrazione. L’obiettivo indicato è individuare soluzioni capaci di tutelare la sicurezza urbana senza comprimere le libertà individuali e senza trasformare le regole di accesso in ostacoli alla fruizione dei servizi pubblici.