Toscana

Un polo pubblico per la ex Cucirini Cantoni Coates

Umberto Franchi propone 60mila metri quadrati destinati a memoria operaia, arte, formazione e servizi.

Umberto Franchi, già dirigente della Cgil, riapre il dibattito sul futuro delle grandi aree industriali abbandonate e lega la sorte della Manifattura tabacchi a quella della Cucirini Cantoni Coates. Secondo l’ex sindacalista, il recupero dei due siti dovrebbe diventare una priorità urbanistica, sociale e culturale, attraverso un progetto pubblico capace di restituire funzioni e memoria a spazi oggi inutilizzati.

Nel suo intervento, Franchi critica l’amministrazione comunale guidata da Mario Pardini, accusandola di non aver elaborato una visione organica per il territorio dentro e fuori le mura. Tra le contestazioni cita il Piano di gestione del territorio approvato nel 2024, che a suo giudizio non avrebbe centrato l’obiettivo del consumo di suolo zero, e la mancanza di un piano complessivo per il recupero delle abitazioni vuote e dei siti produttivi dismessi.

Il confronto sulla Manifattura

Franchi richiama anche la vicenda della Manifattura tabacchi, al centro di tentativi di recupero durati circa vent’anni. Ricorda di aver raccolto, durante l’amministrazione Tambellini, 1.440 firme certificate per chiedere un percorso partecipato con cittadini e comitati. A suo parere, un coinvolgimento dal basso avrebbe potuto evitare l’attuale situazione legata al progetto Polimea, rispetto al quale l’amministrazione ha deciso di disdire un possibile accordo con soggetti privati.

L’ex dirigente sostiene che l’intesa avrebbe lasciato spazio a successive modifiche o alla recessione dell’accordo, prospettando quello che definisce il rischio di un’operazione immobiliare. La sua posizione è che le scelte sulla destinazione degli immobili debbano essere discusse pubblicamente, con il coinvolgimento delle istituzioni, delle forze sociali e dei cittadini.

La storia della Cantoni

Il secondo punto dell’intervento riguarda lo stabilimento della Cucirini Cantoni Coates, nella zona dell’Acquacalda, a circa un chilometro dal centro. L’opificio tessile, nato nel 1910, è stato chiuso progressivamente fino alla cessazione definitiva nel 2007. Nel periodo di maggiore attività arrivò a impiegare 3.600 lavoratori, diventando uno dei luoghi più importanti della storia industriale e sindacale lucchese.

Franchi ricorda in particolare il ruolo della fabbrica nelle lotte operaie tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta. All’inizio del 1969, sostiene, la Cantoni fu la seconda azienda italiana, dopo la Pirelli Bicocca, a riconoscere il Consiglio di fabbrica con rappresentanti delle diverse linee produttive e dei gruppi omogenei. Gli scioperi e la contrattazione riguardarono salari, orari, organici, condizioni di lavoro, prevenzione e investimenti. Molti cortei partivano dall’Acquacalda e raggiungevano piazza San Michele insieme ai lavoratori della Manifattura e di altre aziende.

Oggi, osserva l’ex sindacalista, l’area appare abbandonata e la ciminiera dello stabilimento potrebbe essere a rischio. I 60mila metri quadrati dell’ex complesso, a suo giudizio, dovrebbero essere considerati un bene comune e recuperati con una strategia unitaria insieme alla Manifattura.

La proposta comprende un museo del lavoro con i macchinari ancora presenti e la digitalizzazione della documentazione fotografica e contrattuale. Franchi indica inoltre spazi per arte, musica, cinema, teatro e librerie, attività formative, iniziative per i giovani, concerti e laboratori dedicati alla creatività artistica e artigianale.

La richiesta finale è l’apertura di un processo partecipativo con architetti, ingegneri, progettisti, operatori culturali e rappresentanti delle Belle Arti. L’obiettivo, secondo Franchi, è definire un progetto di recupero che tenga insieme lavoro, ambiente, servizi e memoria storica, evitando che la trasformazione delle aree venga affidata soltanto a soggetti privati.